Macerata, 17 dicembre 2015 – «È morta nel sonno. Era andata a dormire e non si è più svegliata». Ancora da chiarire a fondo le cause del decesso di Chiara Scirpoli, la 25enne maceratese che si è spenta nel sonno a Siviglia (Spagna), dov’era andata per cercare lavoro e ricostruirsi una nuova vita.

Lascia, inconsolabili, il padre Francesco, autista a Porto Sant’Elpidio, la madre, Raffaella Ciuffreda, collaboratrice scolastica prima alla scuola Mestica e poi alla Dante Alighieri, e la sorella Valentina, di tre anni più grande, mamma di due bimbe.

«Chiara è andata a letto – racconta una dei residenti di via Tibaldi, dove la famiglia Scirpoli, originaria della Puglia, vive ormai da circa 15 anni – dicendo ai coinquilini di non sentirsi bene. Ha preso una medicina per lo stomaco. Poi, al mattino, non si è svegliata. A trovarla è stato un amico, che si trovava in casa in quel momento. Probabilmente sarà stato un malore».

Ma i genitori sono stati avvisati due giorni dopo il decesso. Quando hanno saputo la notizia, i residenti hanno sentito le urla strazianti della madre.

«Un dolore immenso della famiglia – continua la residente di via Tibaldi, che non riesce a trattenere le lacrime –, i genitori non riuscivano a credere alla notizia, ma ancora più di non essere stati avvisati prima. Hanno subito cercato un volo per Siviglia, e non appena sono riusciti a prenotarlo, si sono messi in viaggio».

Partiti nella notte tra martedì e ieri, i genitori sono andati a prendere Chiara, per riportarne il corpo in Italia.

La 25enne, che aveva frequentato per un anno l’istituto d’arte Cantalamessa e poi l’istituto professionale «Pannaggi», era partita per Siviglia il 30 novembre, insieme con alcuni amici, anche loro marchigiani. E là, in Spagna, avrebbe cercato un’occupazione.

Una vicina di casa Scirpoli ricorda che, proprio qualche giorno prima di partire, la famiglia era andata a chiedere in prestito una bilancia per pesare il bagaglio della figlia, in partenza appunto per la Spagna.

I residenti di via Tibaldi ricordano Chiara come «una ragazza dolcissima, sempre educata, dai modi gentili. Sorrideva sempre. Aveva avuto un passato difficile, ma ultimamente si era ripresa, stava bene».«Non riesco neanche a immaginare cosa stia attraversando in questo momento la famiglia, a cui vanno le mie più sentite condoglianze – dice Rita Emiliozzi, dirigente scolastica della Dante Alighieri –, credo non ci sia niente di peggio al mondo che sopravvivere ai propri figli».