Macchie di sangue nell'ascensore e nell'androne del palazzo dove viveva. Lavorava come ballerina e avrebbe compiuto 24 anni il 7 febbraio. Indagano i carabinieri
Macerata, 27 gennaio 2012 - Il corpo senza vita di una giovane romena è stato ritrovato questa mattina sulla spiaggia di Porto Potenza Picena (guarda le foto). In base ai primi accertamenti non ci sarebbero dubbi sul fatto che la donna sia stata uccisa. La vittima si chiamava Cristina Andrea Marin .
Dal primo esame esterno sul cadavere sono, infatti, emersi segni di sfondamento del cranio. Sul posto a svolgere le indagini ci sono i carabinieri della compagnia di Civitanova.
La ragazza, che era una ballerina di night e ultimamente lavorava al Play di Porto Recanati, da poco tempo abitava al primo piano del palazzo Lido Bello, che si trova a cento metri dal mare. Nell'androne della palazzina e nell'ascensore sono state trovate delle macchie di sangue, particolari che fanno pensare che la giovane sia stata uccisa nel palazzo e poi trascinata in spiaggia.
A notare il cadavere è stato un anziano che vive nello stesso palazzo: l'uomo, che era a passeggio con il cagnolino, ha trovato il corpo intorno alle 7.30. La donna aveva una busta di plastica sulla testa, calze a rete, minigonna, un maglione e scarpe da tennis. Era semisotterrata.
La ragazza avrebbe compiuto 24 anni il prossimo 7 febbraio. Era arrivata in Italia, a Porto Potenza, soltanto da un mese. L’appartamento, abitato prevalentemente in estate, è stato ritrovato in ordine dopo il delitto, come se la ragazza non avesse fatto neppure in tempo ad aprire la porta. Della vita della ballerina, un fisico minuto, capelli lisci, non si sa molto, e questo rende le indagini piu’ complicate.
Una delle ipotesi e’ che un cliente del 'Play' l’abbia accompagnata fino a casa, per poi aggredirla; oppure a fare scempio del suo corpo potrebbe essere stato qualcuno che voleva vendicarsi per qualche cosa o lanciare un avvertimento. Andrea Christina potrebbe essere stata aggredita dentro l’ascensore (lo fanno pensare le numerose tracce di sangue repertate nel vano), quasi certamente con una pietra o un oggetto contundente e non a mani nude. L’omicida l’ha poi trascinata, agonizzante o gia’ morta, fino in spiaggia, infilandole il sacchetto di cellophane in testa, senza chiuderlo.