Siamo andati al Play, un’entraineuse racconta: "Il mio incontro con Carelli prima del massacro"
di Roberto Fiaccarini
Macerata, 2 febbraio 2012 - Faccia a faccia con il mandante del massacro. Un paio d’ore prima che il folle piano di uccidere Andreea fosse messo in atto. Lo scenario è il «Play» di Porto Recanati, la protagonista un’amica e collega della ragazza romena. E a raccontarlo è proprio lei, seduta su un tavolo del locale diventato suo malgrado il fulcro di questa orribile storia.
Siamo entrati nel night di Scossicci martedì notte: i clienti vagano sotto gli sguardi di ragazze ancora terrorizzate, che sorridono e ammiccano solo perché devono farlo. E tra loro c’è appunto la ballerina che venerdì ha trascorso una ventina di minuti in compagnia di Sandro Carelli. Una consumazione, come si dice sotto le luci soffuse dei night: ci si siede al tavolo con una entraineuse, si sorseggia un drink e si chiacchiera. Poi si può decidere se consumare ancora oppure no.
«Quel bastardo — racconta lei — è arrivato verso l’una e Andreea è subito andata da lui e gli ha chiesto se le volesse offrire qualcosa da bere. Carelli le ha detto di no e lei è tornata indietro. Io l’ho avvicinata e ho cercato di capire perché non fossero insieme allo stesso tavolo. Lei mi ha detto che avevano litigato e che l’aveva mandato via quando era arrivato a casa. A quel punto, dopo aver chiesto il permesso ad Andreea, mi sono seduta io accanto a Carelli e lui ha detto sì alla consumazione. Mi ha offerto una sigaretta, abbiamo parlato un po’. Mi ha detto che non aveva voglia di parlare con Andreea perché era stanco, aveva mal di testa e voleva andare via. Io gli ho proposto un’altra consumazione, ma lui ha preferito alzarsi. E’ rimasto ancora un po’ nel locale e poi è uscito».
Dalle confessioni degli assassini emerge che Carelli era andato al night solo per controllare che Andreea fosse al lavoro. Poi, tornato a casa, ha detto al figlio e ai suoi due amici che la ragazza sarebbe rientrata a casa verso le 4. E loro, intorno alle 3,45 sono andati al «Lido Bello» per prepararsi all’agguato mortale.
Il finale drammatico della notte di venerdì, a qualche giorno di distanza porta le ragazze del night a cullare ogni più piccolo ricordo di Andreea e delle sue ultime ore di vita. «Aspettava il parto della sorella — raccontano — e non vedeva l’ora, il mattino successivo, di andare all’ospedale per prendere in braccio il suo nipotino appena nato. E poi guardava con orgoglio la french appena fatta sulle unghie».
Gli aneddotti si allargano ai pochi giorni in cui la giovane è stata al lavoro al Play, dove era arrivata verso il 20 gennaio: «Era bellissima: capelli corti neri, occhi grandi, un sorriso magnifico. Bastava un suo sguardo e i clienti erano già estasiati. Poi si divertiva a intrecciare le cannucce in modo da formare un fiore. Me ne ha regalato uno — racconta un’altra ballerina — e ora è l’unica cosa che mi resta di lei». Ma c’è anche tanta rabbia, che qui nessuno nasconde: «Sono assurde tutte le cose che sono state dette su di lei. Era una bravissima ragazza, si era capito subito. L’hanno uccisa in un modo orribile. Adesso lei merita giustizia, ma giustizia vera. Questi quattro bastardi devono pagare fino in fondo».
di Roberto Fiaccarini