Macerata, 26 agosto 2014 - Ha agito per dieci anni con "un'eccessiva autonomia", orientando l'attività di Banca Marche "in modo incoerente con la sua mission". Questa e altre pesanti contestazioni sono state mosse da Bankitalia all'ex direttore generale Massimo Bianconi. Non solo, nel documento del Servizio costituzioni e gestione delle crisi, si parla anche di informazioni su "importanti questioni della vita societaria" taciute al cda e compensi percepiti attraverso "operazioni opache". Per Bianconi, dunque, sono scattate le sanzioni per oltre 300mila euro per aver violato le disposizioni della Vigilanza sulla governance e spinto "in modo incoerente con la mission retail del gruppo il sostegno finanziario verso i grandi clienti e il settore immobiliare".

Bianconi, indagato dalla procura di Ancona con altri 12 ex vertici della Banca per associazione per delinquere e appropriazione indebita aggravata, è passato subito al contrattacco con Bankitalia sostenendo che le prime venti posizioni a rischio (dal gruppo Anemone ai Gruppi Concetti e Gesuelli-Iorio, Selci, Filippetti) ''erano già tali nel 2010, e la Vigilanza non aveva mai avanzato dubbi di classificazione'', e il deterioramento si è verificato quando lui era già uscito dalla banca. Quanto ai compensi, osserva che ''la contestazione dovrebbe riguardare chi staccò gli assegni'', e che ''l'origine delle somme risulta chiara e tracciabile''.

L'ex dg chiama poi in causa il cda per i presunti ''criteri gestionali poco prudenti'' evidenziati da Banca d'Italia, l'ex vice direttore Stefano Vallesi per ''l'inidonea politica creditizia'' e il nuovo dg Luciano Goffi per ''la perdita del bilancio 2012''.

Ma Bankitalia considera le argomentazioni quali tentativi ''inidonei'' di addossare al cda responsabilità esclusive che non gli sono proprie. ''Spetta alla Direzione - si legge nel documento di sanzione - verificare nel continuo la funzionalità e l'efficacia dei controlli aziendali'', e non si può attribuire la responsabilità per la politica creditizia ad un ''subordinato'', come era Vallesi. Secondo la Vigilanza Bianconi ha operato per un decennio ''con eccessiva autonomia anche attraverso flussi informativi parziali e inadeguati al Consiglio di amministrazione'', tenuto all'oscuro di questioni ''rilevanti''. Non solo, l'ex Dg avrebbe fatto ricorso a ''modifiche unilaterali generalizzate di tassi d'interesse e condizioni, non supportate da adeguate analisi e motivazioni''. ''Prassi istruttorie carenti, eccessiva tolleranza verso affidati inadempienti, rinnovi dei fidi basati su meccanismi automatici'' e lacune ''nella classificazione dei crediti deteriorati'' sono le ''gravi anomalie'' che secondo Bankitalia vanno addebitate all'ex uomo forte di Banca Marche.