Civitanova Marche, 26 settembre 2017 – Sorpresa alla stazione ferroviaria di Civitanova, dove, da una settimana, fa sosta il treno Frecciabianca proveniente da Lecce e diretto a Milano. Sul marciapiedi erano in attesa una quarantina di aspiranti passeggeri, con tanto di valige, borse e borsoni da trasbordare sul portabagagli della carrozza loro destinata. Solo che il treno annunciato passa davanti a loro, a velocità più ridotta (ci sono anche lavori in corso), ma senza fermarsi. Sorpresa ma soprattutto molti malumori, fino a che la speranza torna di nuovo ad alimentarsi quando il Frecciabianca, dopo una settantina di metri, si ferma, innesta la retromarcia e ritorna sui suoi passi fino alla stazione. I passeggeri tirano un sospiro di sollievo, di gran lena caricano i bagagli, prendono posto nelle poltroncine delle comode carrozze e via alla volta di Ancona, Bologna fino a Milano.

Ma che era successo? Semplicemente che il macchinista, abituato a percorsi velocissimi e a soste limitate, aveva dimenticato che la settimana prima anche la stazione di Civitanova, per l’importanza dei collegamenti che essa garantisce con altre regioni dell’entroterra, era stata inserita tra le fermate del Frecciabianca. Un banale errore umano di cui il macchinista si è reso conto quando non era possibile, per motivi di sicurezza, arrestare la corsa del treno in uno spazio ormai insufficiente a garantire che tutto si svolgesse senza alcun pericolo per i passeggeri trasportati e quelli che dovevano ancora salire.

Una prudenza, c’è da dire, più che opportuna, ma che è costata 35 minuti di ritardo rispetto alla media stabilita.

Lo stesso macchinista, infatti, ha dovuto segnalare alla centrale la nuova manovra che si accingeva a fare, operazione necessaria per aggiornare, sempre per motivi di sicurezza, l’orario degli arrivi nelle altre stazioni stabilite e via dicendo. Son cose che capitano, naturalmente, niente di grave, ma l’imbarazzo dei passeggeri in attesa alla stazione della città è stato notevole, «come lo è stato quello di qualche nonno o zio che aveva deciso di portare il nipotino ad ammirare il Frecciabianca da vicino e invece rischiava di ammirarlo solo mentre si allontanava dal luogo ove doveva fermarsi», come bonariamente commenta Peppe Vallesi. Appunto lo zio.

Giuliano Forani