San Severino (Macerata), 15 luglio 2017 - «Mi vergogno di non essere stata all’altezza di difendere la famiglia, perdonatemi», ha detto il sindaco di San Severino Rosa Piermattei in lacrime, questa mattina, al funerale di Santa Bianchini e Giuseppe Bordoni, la madre e il figlio morti in casa martedì, in via del Glorioso. Due bare vicine, nella tensostruttura don Orione.

Omicidio-suicidio secondo le prime ricostruzioni, dubbi sull’omicidio dopo le autopsie, e la certezza che Giuseppe abbia deciso di farla finita bevendo l’acido muriatico. «Giuseppe non era un mostro – ha detto don Paul Mbolé durante la cerimonia, strappando un applauso alla fine del suo discorso -. Giuseppe era Giuseppe, un cristiano, un artista, amava la pittura e i fiori, era sensibile, non ti faceva uscire di casa senza offrirti il suo succo di frutta e aveva compassione della madre. La accompagnava sempre in chiesa. E quando l’ha trovata morta, pensando di rimanere solo, ha fatto quella che lui pensava fosse la scelta migliore. Dobbiamo avere misericordia. Dio salva tutti attraverso la vita eterna. Ma dov’erano gli assistenti e le persone che avrebbero dovuto seguire Giuseppe? Queste persone non vanno lasciate sole, non bisogna isolare chi non sta bene».

La stessa promessa fatta dal primo cittadino. «Ho rimorsi – spiega la Piermattei -. Non accadrà mai più. Chiedo alle famiglie coinvolte nelle tragedie di San Severino (la Vigilia del 2014 Debora Calamai uccise il figlioletto, ndr) di aiutarmi. La mia battaglia è già iniziata, mi attivo da subito, qui mancano strutture. E’ tutto distrutto, ma cosa ci facciamo di una casa nuova se poi non curiamo la depressione o vediamo la malattia come una vergogna?». Della famiglia restano solo i fratelli di Santa, Mario e Antonia, a cui tutti oggi si sono uniti nel dolore. Il marito era morto dieci mesi fa e la figlia Claudia, sorella di Giuseppe, se n’era andata quattro anni fa per un male.