Ancona, 7 febbraio 2018 - Lo sparatore di Macerata si avvale della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari, e poi rilascia dichiarazioni spontanee al sostituto procuratore: «La mia rabbia è stata scatenata da quello che hanno fatto a Pamela Mastropietro. Sono vicino a lei e a sua madre. E quando per caso sabato mattina, dopo aver sparato in città, sono arrivato a Casette Verdini, nel luogo del ritrovamento dei trolley, quando ho pregato per lei e lasciato un cero, solo a quel punto ho sentito che la rabbia iniziava a placarsi». È partita la strategia difensiva di Luca Traini che ieri, dopo l’udienza di convalida dell’arresto, ha visto modificare la sua detenzione: non più una stretta cella di isolamento, ma una normale da condividere con un altro detenuto, un italiano. 
 

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«Il carcere? Ci sto molto bene, mi sembra di essere a casa. Ora il mio obiettivo è solo quello di scontare la pena». Luca Traini mostra la sua distensione dopo la tentata mattanza di sabato scorso e sembra quasi iniziare una nuova vita in carcere. Ora non manca che incontrare la sua famiglia, divisa e mai veramente affiatata neppure nei suoi confronti: «Farò subito la richiesta per consentire ai genitori e al fratello di Luca di fargli visita – ha detto l’avvocato difensore Giancarlo Giulianelli –, ma molto dipenderà dalla loro disponibilità. I rapporti non sono idilliaci tra loro, inoltre le condizioni di salute della madre non sono buone».
 

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Quella di ieri è stata per il maceratese una giornata molto intensa che ha avuto il suo apice nel pomeriggio. Nell’udienza di convalida Traini, seguendo le indicazioni del difensore, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’arresto è stato convalidato, ed è stata disposta la misura cautelare in carcere. Ma dopo che il giudice Domenico Potetti ha lasciato il carcere di Montacuto, intorno alle 17.20, il 28enne di Tolentino, accusato di strage aggravata da odio razziale, lesioni e danneggiamenti, ha risposto alle domande del sostituto procuratore Stefania Ciccioli. Traini ha confermato altri particolari determinanti: «Il mio obiettivo erano i neri che spacciano droga a Macerata» ha ribadito, rimarcando al pm le motivazioni che lo hanno portato a sparare diversi colpi per le strade del capoluogo marchigiano: un raid per il quale non manifesta alcun pentimento.
 

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Ad accendere la sua rabbia era stata la notizia che «Pamela Mastropietro era stata fatta a pezzi dagli immigrati-spacciatori. E’ stato questo il fattore scatenante del suo gesto» ha confermato l’avvocato Giulianelli. Nelle intenzioni di Traini c’era di colpire solo gli uomini di colore, non le donne. Per il ferimento della donna Luca Traini ha chiesto scusa. Come pure per gli spari verso la pasticceria, considerati dallo sparatore semplici incidenti di percorso. 

Nel corso dell’interrogatorio, il maceratese ha anche parlato dei disagi vissuti: le difficoltà in famiglia, i lavori precari, la fine della relazione con la sua fidanzata storica. «Una serie di fallimenti, che lo hanno portato a vedere nell’ideologia una qualche forma di realizzazione» ha agggiunto il difensore. Traini all’inizio non voleva far dichiarare l’infermità mentale, rivendicando la piena consapevolezza del suo gesto. Ma questa è la strada intrapresa dall’avvocato Giulianelli, per far emergere le sue difficoltà. 

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