Macerata, 19 gennaio 2018 - Radiato dalla Federazione ciclistica, per avere molestato una ragazzina diciassettenne che si allenava con lui: una bomba quella esplosa per il tecnico Giordano Romoli, 60 anni, di Potenza Picena (Macerata), conosciuto in tutta la regione per la sua attività nel ciclismo. Lui respinge ogni accusa, e con il suo avvocato aspetta solo le motivazioni della sentenza – che saranno rese note a breve – per rivolgersi alla corte d’appello. Ma il tribunale federale e la Federciclo sono certi di aver approfondito di aver agito correttamente, a tutela soprattutto delle tantissime famiglie che affidano i figli alle società. «Ci sono sempre più ragazzine che si cimentano in questo sport – ha detto il presidente nazionale della Federazione Renato Di Rocco –, anche nel ciclocross: è bellissimo vederle la mattina in inverno affrontare il freddo, il fango, sfidare se stesse. E’ per loro che dobbiamo rimanere sempre attenti».


Una bella serata di fine maggio, la scusa di una gara imminente da discutere con una ciclista 17enne, e poi un tentativo di baciarla, allungando anche le mani per toccarla. E’ questo l’episodio contestato per cui è stato radiato per sempre dalla Federazione ciclista Giordano Romoli, il tecnico 60enne che da moltissimi anni è un punto di riferimento per il mondo delle due ruote nel Maceratese e non solo. La ragazzina, che correva con l’Uc Porto Sant’Elpidio, sarebbe rimasta sconvolta e ne avrebbe parlato con alcune compagne di squadra e con i genitori. E il padre si sarebbe rivolto prima alla società, poi alla Federazione e alla procura di Fermo. 
Il procedimento federale – che deve concludersi al massimo in 180 giorni – è finito con la radiazione. «Il fatto è grave per la posizione che lui rivestiva nella Federazione – spiega l’avvocato Nicola Capozzoli, procuratore federale – e per l’affidamento che i genitori di minorenni devono poter riporre su chi riveste il ruolo di allenatore. Ci vogliono piena fiducia e garanzia, a queste persone affidiamo i nostri figli. Se viene accertato che il fatto è accaduto, non è possibile graduare la pena: l’unica sanzione può essere la radiazione». In questo caso, la procura federale avrebbe raccolto un dossier per ricostruire i fatti, che il tribunale federale ha ritenuto convincente. Romoli farà ricorso, e intanto è appena all’inizio l’inchiesta della procura di Fermo, dopo che il padre dell’atleta ha presentato la querela. 
 
Gli accertamenti della magistratura ordinaria sono diversi da quelli della giustizia federale, e gli esiti in teoria potrebbero essere completamente diversi. «Ma anche se il tecnico venisse assolto, la sanzione federale rimarrebbe la stessa – spiega il presidente nazionale della Federciclo Renato Di Rocco –, perché ci sono delle regole di base che ogni tesserato accetta, fondate su regolamenti del Coni. In questo caso, a settembre la procura federale ha ottenuto anche l’interdizione per 45 giorni, una misura cautelare che in genere viene disposta solo per il doping: qui è scattata per allertare tutto l’ambiente. L’attenzione deve essere massima. I nostri organi disciplinari hanno lavorato con attenzione, preparando un dossier molto corposo».
 
«Non è stato accertato proprio niente – ribatte invece, per Romoli, l’avvocato Siria Carella –. I nostri testimoni non sono stati ritenuti attendibili, eppure erano dirigenti e genitori e anche una compagna di squadra, che credo sia stata tra le primissime a raccogliere le confidenze della 17enne. E le avrebbe detto che non c’era nulla di strano. E’ stata proprio questa ragazza a mettersi in contatto con Romoli, quando nell’ambiente si è saputo cosa stesse accadendo. Romoli è molto dispiaciuto. E’ riuscito a tornare a lavorare e per questo va ammirato: da vero sportivo, malgrado tutto è risalito in sella. Ma ora è additato come un mostro, quando invece non ha nulla di cui vergognarsi, non ha fatto nulla, e l’istruttoria federale non può essere considerata un accertamento della verità. Si voleva fare un provvedimento esemplare, e ci è andato di mezzo lui».