Macerata, 11 ottobre 2017 - «Mettete questa firma. L’ordinanza ci serve». Federica Peyrone e il marito Leonardo Marchegiani, entrambi insegnanti, hanno casa non utilizzabile. Abitavano a Collevario (nello stesso palazzo altre cinque famiglie sono state sfollate) e dopo il sopralluogo Fast si sono trasferiti in un appartamento in affitto, nello stesso quartiere.

«Qui paghiamo 600 euro d’affitto al mese, ed è l’unica casa che abbiamo trovato disponibile, a Macerata non c’è più un appartamento libero – spiega Peyrone –, il problema è che senza l’ordinanza del Comune non possiamo accedere al contributo di autonoma sistemazione (Cas). Abbiamo fatto la richiesta ad agosto, ma senza ordinanza non parte l’erogazione. Quindi, stiamo pagando di tasca nostra». 

La disavventura è cominciata mesi fa. «Subito dopo la scossa del 30 ottobre – prosegue Peyrone – abbiamo chiesto il sopralluogo, c’erano filature sulle scale. Il sopralluogo è arrivato il 31 maggio. Inutile sottolineare che in quei sette mesi abbiamo vissuto, a quanto pare, in un palazzo non più agibile. Comunque, sulla scheda Fast viene riportato che l’edificio non è utilizzabile. Il tecnico ha detto che è la stessa struttura del palazzo a non reggere, si erano rovinate le colonne e c’erano danni nelle cantine. Nel mese successivo abbiamo cercato un’alternativa, e abbiamo trovato la casa dove siamo ora. In quei 30 giorni siamo rimasti però dentro la casa non utilizzabile, con la paura».

Marchegiani e Peyrone hanno una bimba, tra l’altro, «e le scosse continuavano. Noi stavamo all’ultimo piano e si sentivano tutte». A quasi cinque mesi da quel sopralluogo, l’ordinanza ancora non si vede. L’assessore ai Lavori pubblici, Narciso Ricotta, ha assicurato che entro la fine del mese chiuderanno tutte le ordinanze. «Ho chiamato in Comune tantissime volte per sollecitarli – sottolinea Peyrone –, capisco che il cratere sia enorme, e la mole di lavoro gigantesca, però c’è bisogno delle ordinanze. Per fortuna – specifica – siamo riusciti a bloccare il pagamento del mutuo, ma per un mese abbiamo dovuto pagare la rata e contemporaneamente l’affitto della casa nuova, un altro disagio».

«Per di più, senza l’ordinanza – incalza – noi potremmo anche entrare quando vogliamo nella casa che abbiamo lasciato, ma se ci crollasse il tetto in testa, di chi sarebbe la responsabilità?» «Certo, possiamo anche ritenerci fortunati – conclude Peyrone –, dato che io e mio marito non abbiamo perso il lavoro in seguito al sisma. E poi, abbiamo avuto il sopralluogo a maggio, sono passati sette mesi dal terremoto, è vero, ma c’è gente che ancora aspetta quel controllo». 
Chiara Gabrielli