Macerata, 19 agosto 2014 - Là dove c’era un’azienda produttiva, ora ci sono capannoni dismessi, macchine che arrugginiscono ed erbacce ovunque.

A un anno dalla chiusura a sorpresa della Parima (foto), è uno spettacolo desolante quello che si può osservare oggi in contrada Mozzavinci. Già l’anno scorso, quando gli amministratori Giacomo Bonifazi e Luca Gastreghini decisero a sorpresa — e senza dir nulla a nessuno — di chiudere l’attività, mettendo i lucchetti ai cancelli e lasciando a casa 21 dipendenti, la sede appariva in stato di degrado: alcuni locali dove c’era stato un incendio erano ancora anneriti e con il tetto danneggiato, i furgoni abbandonati fuori dall’azienda, tutto appariva in abbandono ad appena una settimana dallo stop alla produzione.

Il degrado segnalava che da tempo gli amministratori avevano omesso investimenti e manutenzione sul fronte maceratese della loro produzione. E gli ultimi dodici mesi non hanno certo giovato ai capannoni, sempre più cadenti e malmessi, con attrezzi e materiali di scarto abbandonati ovunque, a terra.

Dopo il fallimento della storica Parima, l’azienda era stata presa in affitto dalla cordata Bonifazi-Gastreghini, nata appositamente per rilevare la produzione di pane, all’epoca redditizia. Dunque i locali sono, in teoria, della curatela fallimentare che sta gestendo i beni della società dal giorno del crac. Ma in un anno, nessuno si è preoccupato di quella che sta diventando una specie di discarica a cielo aperto, dove non è stato fatto alcun intervento di messa in sicurezza e di bonifica, e dove è facilissimo per chiunque entrare.

Intanto, Gastreghini continua a produrre a Jesi il pane, che rivende agli ex clienti della Parima, utilizzando anche un’etichetta che nel nome e nel logo richiama il panificio maceratese, ma che non quello di fatto non ha proprio nulla a che spartire.