San Severino (Macerata), 15 aprile 2017 - «Guarda negli occhi un cane e prova ad affermare che non ha un’anima» scriveva Victor Hugo. Lui, Enrico 61anni di San Severino, è ricoverato da venti giorni in terapia intensiva all’ospedale Carlo Urbani di Jesi, in gravi condizioni, dopo un intervento di asportazione di un tumore.

Rivede la sua Kyra, una labrador di 10 anni, con cui è entrato in simbiosi dopo la morte della moglie avvenuta appena poche settimane fa e loro anime si toccano di nuovo. I parametri vitali migliorano dopo pochi minuti che Kyra si avvicina al suo braccio per farsi accarezzare dal padrone che non vede da oltre un mese. Una piccola grande rivoluzione, martedì, è avvenuta al Carlo Urbani: la pet therapy sbarca in terapia intensiva.

È il primo caso nelle Marche come spiega il primario Tonino Bernacconi. «Nei mesi scorsi – racconta – abbiamo inviato due nostri pazienti all’ospedale Carreggi di Firenze dove la pet therapy era realtà. Un paziente una volta tornato ha chiesto ai sanitari di salutare, al loro rientro, la bastardina che gli aveva tenuto compagnia al Carreggi. Un fatto che mi ha colpito. Spesso i pazienti che si risvegliano dopo essere stati sedati sono agitati. Enrico invece era calmo e si è affidato a noi, così gli ho chiesto cosa potessi fare per lui. E mi ha confessato che avrebbe voluto rivedere la sua Kyra. La medicina non riesce a curare sempre tutto. C’è un aspetto individuale del paziente che dobbiamo sempre coltivare. Non possiamo essere ingegneri del corpo ma dobbiamo essere umani per incidere su ciò che può stimolare la reattività del paziente. E la terapia con gli animali riduce le complicanze».

Pillole di felicità più forti di qualsiasi medicina. La conferma arriva da Lucia, l’infermiera che ha introdotto Kyra, nella stanza d’ospedale. «È stato commovente – racconta – poco prima di far entrare Kyra le condizioni di Enrico erano peggiorate. Ma quando ha iniziato ad avvicinarsi al letto scodinzolante lui si è ripreso, i parametri vitali sono migliorati».