Macerata, 28 aprile 2017 - «Un primo, grande passo verso la verità». Arriva la notizia dei primi sei iscritti al registro degli indagati a poco più di tre mesi dalla tragedia di Rigopiano, l’hotel di Farindola dove il 18 gennaio una valanga ha causato 29 morti. E ieri i familiari delle vittime hanno accolto la svolta nell’inchiesta della procura di Pescara, che vede sei indagati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, con «sentimenti altalenanti, tra la gioia e il dolore», spiega Gianluca Tanda, fratello di Marco, 26 anni, di Castelraimondo, pilota Ryanair che è ha perso la vita sotto quelle macerie, e con lui la fidanzata, Jessica Tinari.

«Ora queste sei persone si devono dimettere – prosegue Tanda, che è anche presidente del comitato Vittime di Rigopiano –, qui non si tratta più solo del sospetto dei familiari di quanti sono morti, ma adesso il sospetto sul loro operato è anche della procura. Quindi gli indagati lascino le poltrone, ora che la loro incompetenza è evidente. Ci aspettiamo che presto altri due nomi vadano ad aggiungersi a quel registro, e cioè Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo, e Francesco Provolo, prefetto di Pescara. Che l’emergenza neve di quei giorni sia stata gestita male, è sotto gli occhi di tutti. E la nostra rabbia è grande».

«Siamo contenti – commenta Egidio Bonifazi, padre di Emanuele, 31 anni di Pioraco, che al Rigopiano lavorava come receptionist –, è un grande passo verso la verità e una prima assunzione di responsabilità. L’albergo andava evacuato e la strada chiusa. È giusto che siano indagati per omicidio colposo, perché l’unica via di fuga non era sgombra e le persone dentro la struttura non avevano possibilità di salvarsi. È come lasciare delle persone in una stanza senza via d’uscita, se scoppia un incendio restano bloccate dentro. Ora si capirà di chi è la responsabilità di quel disastro. Siamo sempre stati rispettosi della magistratura, e sempre al loro fianco. Continuiamo a chiedere che non ci abbandonino e che non ci si perda in lungaggini burocratiche».

Quell’unica via di fuga (la provinciale numero 8) doveva essere sgombra, invece era inagibile: questo l’assunto su cui si basa l’indagine, aperta subito dopo la valanga dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e dal magistrato Andrea Papalia. Per ora sono indagati per omicidio plurimo e lesioni colpose Antonio Di Marco, presidente della Provincia, Paolo D’Incecco, dirigente delegato delle Opere pubbliche, Mauro Di Blasio, responsabile della viabilità provinciale, Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola, Enrico Colangeli, geometra comunale, mentre Bruno Di Tommaso, direttore dell’hotel, è indagato anche per violazione dell’articolo del codice penale che punisce l’omissione del collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro. Gli indagati saranno interrogati a breve.

c. g.