Macerata, 4 gennaio 2017 - Dal primo gennaio i sacchetti biodegradabili dei banchi serviti nei supermercati si pagano. Così è secondo la nuova legge, che impone sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile conformi allo standard europeo. È obbligatorio pagare, il costo oscilla dai due ai tre centesimi per ogni sacchetto (a seconda dei supermercati) e per motivi igienico-sanitari non è consentito l’uso di sacchetti diversi da quelli messi a disposizione nei reparti. E dai social network alle corsie dei supermercati, esplode la rabbia dei clienti che si vedono imporre un prezzo, anche se basso, su ogni gruppo di prodotti acquistati. L’obbligo riguarda i reparti di ortofrutta, gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria.

Sacchetti per frutta a pagamento, ecco quanto ci costeranno

C’è chi pensa a un modo per aggirare la legge: «Pagare per forza? Neanche per sogno – dice Graziella Giorgini –, se c’è l’obbligo, allora vuol dire che metterò un codice su ogni verdura o frutto, senza prendere il sacchetto. I clienti faranno così, per dispetto, contro la stupidità della legge. È assurdo sia l’obbligo di pagare sia il divieto di portare il sacchetto da casa». Se fosse per i titolari dei supermercati, il cliente non pagherebbe nulla, ma siccome non è possibile stanno pensando a escamotage per far pesare il meno possibile la novità sulle persone.

«Ci siamo adattati alla normativa – spiega Lorenzo Fratalocchi, titolare del Conad –, anche perché non avevamo scelta. È la legge europea. Però il costo del sacchetto lo andremo a sottrarre da quello del prodotto. Prendiamo le melanzane, ad esempio. Se prima stavano a 1,99 euro al chilo, le mettiamo a 1,97, ed ecco che il cliente va a recuperare i due centesimi del sacchetto». Al Conad sono disponibili tre tipi di sacchetti bio: natalizio, spesa Conad e quello frutta e verdura. Si va dai due centesimi per quello frutta e verdura ai 10 per quello grande.

All’Oasi stanno lavorando per adattarsi alla novità: i sacchetti bio arriveranno nei prossimi giorni. «Stiamo ragionando – precisa Gianluca Mancino, il titolare – su quali strategie mettere in atto per far pesare il meno possibile al cliente il costo del sacchetto. Quei centesimi in più sono avvertiti come un peso, tanto più considerando che si tratta di un’imposizione. I clienti hanno fatto parecchie domande sui sacchetti, noi stiamo dalla loro parte e faremo tutto ciò che possiamo per rendere la situazione il più agevole possibile per le persone». «Non è possibile – sottolinea Sanne Van Dorssen –, va lasciata libertà di scelta alle persone. E non si può imporre ai clienti di non portare il sacchetto». «Una spesa di tre centesimi per ogni sacchetto diventa un costo – dichiara Liana Sopranzetti –, soldi che potevo spendere per comprare altro magari. I supermercati avrebbero potuto decidere di accollarsi il costo, ma mi rendo conto che devono stare attenti anche ai centesimi, e poi non sarebbe giusto».

«Ci adatteremo alle nuove regole, dato che c’è la legge – precisa Chiara Mogetta –, consapevoli del fatto che paghiamo a fin di bene, per l’ambiente. Quello che fa arrabbiare è che sia obbligatoria, così lo percepiamo come un’imposizione, una costrizione». Edda Nardi spiega: «Ci adattiamo, e il sacchetto lo andiamo a riciclare per il bidoncino dell’umido». Voce fuori dal coro, Cecilia Olivieri: «Cosa sarà mai – dice –, forse 20 euro in più di spesa all’anno. Pazienza. È un costo sostenibile, e per di più è utile per far del bene all’ambiente».

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