Macerata, 17 aprile 2017 - Sfollata a 110 anni. La casa di Maria Sebastiani, al civico 76 di via Crescimbeni a Macerata, dove è nata il 24 giugno 1907, è stata danneggiata dal terremoto e dichiarata inagibile. Così ‘Mimì’, come da sempre viene chiamata la donna più longeva della città, è stata costretta a traslocare, trasferendosi ad Urbisaglia. Di lei si occupano Aloisia Morlupi, alla quale ha dato l’incarico di amministratrice di sostegno, e una badante che la segue in casa. 
Lasciare l’abitazione di Macerata, dopo la scossa del 30 ottobre scorso, è stata una prova difficile, che però Mimì ha affrontato come tante altre volte le è capitato di fare

La vita di Maria Sebastiani, infatti, è legata al suo ruolo di infermiera, poi promossa a tenente della Croce Rossa Italiana, a cui ancora oggi è iscritta come volontaria. E in questo ruolo di cura e supporto a chi sta male – in continuità con la madre, crocerossina nella prima guerra mondiale – il suo percorso si è continuamente intrecciato con gli eventi del Novecento, in particolare con la guerra. «Ricordo bene il bombardamento del porto di Ancona da parte della Marina imperiale austriaca quando ero bambina», ha raccontato più volte Maria. 

Prima di quattro sorelle, è figlia dell’avvocato Ezio Sebastiani, al tempo segretario della Camera di Commercio di Macerata, e di Beatrice Amodei, il cui padre è stato sindaco di Macerata dal 1914 al 1917. Maria non si è mai sposata. «Gli amori non mi sono mancati. Ma se mi fossi sposata – ha ripetuto a tutti coloro che le hanno chiesto il perché di questa scelta – avrei limitato la mia libertà». E forse, ma questo esplicitamente non lo ha mai detto, il segreto fondamentale della sua longevità è legato a proprio a questa scelta. 

Dopo aver frequentato il liceo classico, Maria Sebastiani, ha subito intrapreso la strada che l’ha condotta a fare l’infermiera, servendo spesso negli ospedali militari. Di carattere forte, donna arguta e tenace, si è spesso distinta per battute fulminati. 

Era a Roma quando Adolf Hitler visitò la città, un evento che ha sempre ricordato in modo chiaro: «Il Colosseo era illuminato in modo suggestivo, ma l’eleganza della regina Elena strideva con il modo di fare di quello zoticone di Hitler». 
Dopo la guerra ha continuato la sua attività di infermiera, rimanendo sempre legata alla Croce Rossa. A dar conto della sua determinazione e del suo spirito, basti ricordare quanto accaduto qualche anno fa, quando era già molto avanti con gli anni. Urtata da un’auto, è stata portata al pronto soccorso. Lì un’infermiera le ha detto: «Su cocca togliamo la camicia che dobbiamo fare l’elettrocardiogramma». E lei, di rimando: «Con chi crede di aver a che fare? Con una vecchia rimbambita? La camicia la tolgo da sola. Se non ci riesco la chiamo».

L’anno scorso le è stata donata una targa al merito da parte della Croce Rossa di Macerata. Attualmente Maria cammina accompagnata, vede la televisione, soprattutto la messa (ha sempre sottolineato di essere molto credente) e si fa leggere il giornale. Insomma, è un po’ stanca. Ma lo si può capire.