Macerata, 10 ottobre 2017 - È rientrata a casa ieri l’ennesima spedizione marchigiana in Himalaya «sulle orme di Giuseppe Tucci», dopo aver raggiunto il lago DudhiPokhari posto a quasi 5000 metri di altitudine e meta di pellegrinaggi d’alta quota per i fedeli buddhisti. Il lago, secondo la tradizione popolare nepalese, è popolato dalle anime dei defunti in attesa di reincarnazione e i pellegrini sono soliti immergersi nelle sue acque ghiacciate per rendere omaggio al misterioso ciclo della vita e della morte.

La spedizione, organizzata dagli studiosi tucciani maceratesi Maurizio Serafini e Gianfranco Borgani (che di recente hanno pubblicato l’antologia di inediti di Tucci «Non sono un intellettuale) e dall’antropologo maceratese del Nepal Michele Serafini, si è mossa nei difficili ambienti d’alta quota per una settimana dormendo in tenda e nei pochi stazzi pastorali tra ghiacciai e le maestose cime della catena dell’Annapurna accompagnati da oltre 30 portatori, cuochi e guide nepalesi.

Della spedizione, oltre ai tre organizzatori, facevano parte i giovani maceratesi Marco Marcelletti, Filippo Oncini e Andrea Garbuglia, gli alpinisti Rosa Collini dal Trentino, Enrico Caserini di Cremona, Alessandro Amici di Roma, Alessandro Silvestri di Spello, Maria Pia Melonari di Camerino, Giuseppe Ricciotti di Ussita, Christian Tedde e Andrea Aureli di Matelica. L’impresa va ad arricchire quel patrimonio di studi e ricerca che gli appassionati marchigiani stanno conducendo da oltre 15 anni nelle remote lande himalayane a seguito delle ispirazioni donate dal grande orientalista maceratese Giuseppe Tucci.

Momento ludico della spedizione è stato l’incontro di calcio, svoltosi, prima dell’inizio del trekking, al campo sportivo del villaggio di Besi Sahar, tra la squadra locale e la rappresentativa dei partecipanti. Con tanto di magliette e di arbitro la partita è stata l’occasione per condividere con gioia e serenità anche i momenti nefasti che sia i marchigiani che i nepalesi hanno vissuto a seguito dei recenti eventi sismici. Obbligatorio lo scambio delle targhe e dei gagliardetti nonché delle tipiche sciarpe buddhiste. Per la cronaca la partita è terminata 3 – 2 per i padroni di casa, ovviamente seguita dalla cena e da momenti conviviali e di puro scambio culturale.