Macerata, 18 aprile 2017 - «Avrei potuto festeggiare dovunque. Ma per me aveva senso stare qui». Un agnello arrostito in uno spazio tra le roulotte e i container con mensa, cucina e magazzino: quindici persone l’hanno trascorsa così, la Pasqua, nell’area camper improvvisata di Castelsantangelo sul Nera, a pochi passi dalle case distrutte. A Daniele Valentini, 32 anni, il terremoto di ottobre ha portato via il ristorante hotel Il Navigante, nella frazione di Nocelleto. Valentini è tornato in paese e vuole farlo ripartire, insieme con il fratello. Là non è rimasta una sola attività aperta, bisogna arrivare a Visso per avere a disposizione qualche servizio.

La toilette non è neppure vicina all’area camper. Si sta scomodi. «Ma è l’unico posto dove volevamo trascorrere la Pasqua – racconta Valentini –. Ho ricevuto diversi inviti, da tanti amici, per festeggiare comodamente, verso il mare. E i miei genitori, anche loro sono in una struttura a Lido di Fermo, hanno trascorso la Pasqua con altri parenti. Ma, per me, aveva senso restare qui, in paese, insieme alle persone con cui ho condiviso questi mesi durissimi. Siamo in pochi, certo, ma non importa. Noi quindici, i soliti, mentre gli allevatori (che resistono nelle frazioni, ndr) non potevano spostarsi per raggiungerci, devono stare costantemente dietro gli animali». E sulla costa, da Sirolo al Fermano, gli sfollati del Maceratese hanno festeggiato come potevano, nelle strutture ricettive, tutti insieme negli spazi comuni o ciascuno nel suo bungalow: al Green Garden di Sirolo sono stati recentemente trasferiti dal Medusa di Porto Recanati 86 terremotati di Camerino, Pivebovigliana, Muccia, Acquacanina, Fiastra e altri comuni, per lasciare il posto ai turisti estivi: qui la struttura ha fornito delle vaschette per pranzo, che ognuno ha consumato nel suo bungalow. Il menu offriva dall’affettato all’agnello alla classica colomba, per cena roastbeef. Al Natural Village di Porto Potenza si è festeggiato a pranzo al ristorante, circa 200 gli sfollati di Visso, Ussita e Pieve Torina.

«L’atmosfera di Pasqua – dice la portavoce degli ospiti, Maria Teresa Nori, di Visso – l’abbiamo sentita davvero poco. C’era un clima anonimo, con pranzo a buffet. Il tavolo di Pieve Torina ha portato un po’ di allegria: avevano cucinato, nei bungalow, la coratella. Poi una pasticceria del posto ci ha messo a disposizione colomba e uova di Pasqua. Ma la sensazione di negatività era sempre lì, a causa dell’incertezza del futuro. Non sappiamo ancora che fine faremo».