Visso (Macerata), 17 giugno 2017 -  «Un ritardo gravissimo, dovuto al fatto che si è data la priorità alla forma invece che alle persone: ci siamo preoccupati delle infiltrazioni mafiose in un Comune che aveva appena i soldi per sostituire le lampadine fulminate, invece che di un anziano che ha vissuto sempre qui, e che ora impazzisce a girare tutto il giorno intorno al bungalow di un villaggio turistico al mare». Il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini non è affatto soddisfatto di come stanno andando le cose dopo il terremoto, ma non può arrendersi e punta a riportare i piccoli vissani nella scuola del paese già a settembre. Anche se il paese, dopo otto mesi, appare abitato solo dai fantasmi tra macerie, case squarciate, strade impraticabili (FOTO).

«L’altro giorno ho incontrato il preside, e dovremmo riuscire a riaprire la scuola a settembre – dice il sindaco –. Qui verranno gli alunni di Visso e Castelsantangelo e anche Ussita, che ora ha la scuola danneggiata. Ci saranno il nido, la materna, le elementari e le medie. Per i primi giorni alcuni alunni, che sono ancora sulla costa, potrebbero seguire le lezioni in videoconferenza, in attesa di avvicinarsi. Per altri, che sono nella zona collinare della provincia, si potrebbero organizzare gli scuolabus con dei punti di raccolta. E poi in teoria dovrebbero arrivare le casette. Abbiamo già stabilito che avranno le priorità le famiglie con bambini, e ho chiesto di avere le Sae (soluzioni abitative d’emergenza, ndr.) collaudate anche a piccoli gruppi invece che tutte insieme alla fine, per far rientrare mano a mano le persone».

Intanto, sono in corso i grossi lavori per le opere di urbanizzazione sulle sette aree individuate. «Molte zone sono state scartate perché c’era il rischio idrogeologico – evidenzia Pazzaglini –, altrove ci hanno chiesto lavori di miglioramento degli argini del fiume. Se avessimo potuto fare da soli, avremmo fatto prima. Ma ci vuole una legge quadro nazionale, da usare per le emergenze che si presentano in Italia, dando più poteri ai sindaci. Invece ci siamo trovati con i progetti fatti dalla ditta che porta le casette, e in un punto non c’erano i pali della luce, in un altro andavano a finire sotto al cimitero, oppure c’erano già ma non erano indicati». Anche la ricostruzione leggera è bloccata, «anche perché dobbiamo fare la perimetrazione delle aree, indicando come si interverrà in ogni zona, e senza questa non si può procedere perché poi il progetto potrebbe essere contestato e non approvato, e chi se la prende questa responsabilità. Anche la microzonizzazione di terzo livello potevano farla più semplice, affidandola ai progettisti dei singoli interventi. Forse sarebbe costata un po’ di più, ma si sarebbe accelerata al ricostruzione, risparmiando sul contributo che si paga a chi è fuori casa». Ora è il deserto. In paese su 1.100 abitanti, oggi ne restano poche decine. E in una stagione in cui le piazze dei Martiri Vissani e Capuzi erano piene di gente, non può entrare nessuno. Il bellissimo centro, pieno di angoli da cartolina, con edifici storici ristrutturati, chiese gioiello e tanta vita, è inavvicinabile. «Abbiamo demolito gli angoli dei palazzi di fianco all’arco, per consentirne la messa in sicurezza e un passaggio praticabile, ed è stato coperto e assicurato il palazzo dei Priori. Il resto è tutto da fare» racconta demoralizzato il maresciallo maggiore Ernesto Martini, unico vigile urbano in paese, praticamente in servizio perenne dal 24 agosto. «Con la fioritura di Castelluccio e queste belle giornate, venivano tantissimi turisti. Ora la Valnerina è chiusa, il centro chiuso, e non c’è nessuno» commenta scavalcando mucchi di macerie, indicando pezzi di muro rimasti attaccati solo per un filo, pareti crollate o palazzi che da fuori sembrano intatti, ma che all’interno hanno un piano interamente collassato su quello di sotto. A tappe forzate procedono i lavori sulla Valnerina da parte dell’Anas, che ha accolto la richiesta del sindaco: lasciare una strada di cantiere da aprire per settembre, almeno in alcune ore, per la riapertura delle scuole.

«La verità è che qui la burocrazia fa più danni del terremoto» dicono Fabio e Mario Troiani, da agosto accampati con le roulotte in una zona di San Giovanni che hanno battezzato Bronx. Il primo aveva una macelleria nel loggiato del palazzone all’ingresso del paese, il secondo alleva bovini. «Ma da agosto ho macellato solo un vitello: lavoro non c’è. E la cosa assurda è che un privato sta cercando di far riaprire le attività che erano sotto quel loggiato, ha comprato un’area ma è stata bocciata, allora ne ha presa un’altra ma non si riescono a superare i vincoli. Insomma, la burocrazia ci ferma, non il terremoto. E intanto noi da mesi siamo in roulotte, ci siamo congelati in inverno e ora il caldo toglie il respiro. Poi il campo sportivo prima non andava bene per le casette, ora lo stanno distruggendo per mettercele. Comunque noi speriamo ce la diano prima possibile, anche se non possiamo non pensare a casa nostra, distrutta: avevamo finito a luglio i lavori per metterla a posto».