Macerata, 8 settembre 2017 - «Il disagio è innegabile. E ce ne scusiamo. Credo, però, sia giusto fornire alcune informazioni che aiutano a capire perché si è determinata una situazione del genere». Così Tiziana Bentivoglio, dopo il servizio del Carlino sulle lunghe code agli ambulatori dell’Asur di Piediripa, dove i genitori si mettono in fila all’alba per riuscire a vaccinare i propri figli. Il direttore del Dipartimento di prevenzione Asur Area Vasta 3 e della struttura complessa igiene e sanità pubblica di Civitanova sottolinea come l’obbligatorietà delle vaccinazioni abbia fatto emergere una realtà pregressa.

«Solo prendendo in considerazione i nati dal 2012 al 2016, ma dovremo arrivare fino al 2001, vale a dire i bambini in età di asilo nido o scuola dell’infanzia, nell’Area Vasta 3 di Macerata sono oltre 3.500 quelli che dovevano essere vaccinati e non lo sono stati. E non ci sono quelli della primaria, altrimenti il numero sarebbe ancora più elevato. Ora, dunque, devono mettersi in regola e, quindi, i loro genitori, totalmente o parzialmente inadempienti, affollano gli ambulatori e si sommano a coloro che hanno prenotato la vaccinazione nei tempi previsti, cioè i nuovi arrivati di quest’anno, e i tanti che vengono a chiedere informazioni».

Il fatto è che a suo tempo queste famiglie erano state chiamate. «Non una, ma più volte. E spesso non si sono presentate», prosegue la Bentivoglio. «Qualche volta sono venute, hanno effettuato il colloquio ma, poi, non hanno sottoposto i figli alle vaccinazioni». Così per far fronte a questa situazione ci sarebbe bisogno, almeno, di raddoppiare il personale, visto che quei 3.500 rappresentano una volta e mezzo i nati in un anno. Il personale medico e gli infermieri si stanno facendo in quattro per rispondere ad ogni esigenza, ma nessuno può fare miracoli. In ogni caso, dalla prossima settimana la situazione dovrebbe pian piano normalizzarsi, anche perché si praticheranno le vaccinazioni solo su prenotazione.

A complicare le cose ci sono coloro che, legge o non legge, non vogliono vaccinare i propri figli. «Si muovono su più terreni – spiega la Bentivoglio – alcuni meno evidenti, altri palesi. Uno dei sistemi è quello di presentarsi in ambulatorio per chiedere informazioni in modo, diciamo così, ampio. Così, magari, per fornire una risposta ad ogni domanda un caso può richiedere anche mezz’ora o di più per essere evaso. Un secondo modo è dato dalle tante lettere che ci vengono inviate con le quali si chiede che i bambini vengono sottoposti ad analisi prevaccinali di accertamento. Va precisato che queste non sono previste, perché inutili, salvo casi specifici segnalati dal medico di base. Infine, abbiamo ricevuto delle vere e proprie diffide che ci invitano a non procedere».

Si aggiunga che c’è anche chi effettua la prenotazione, che deve poi certificare alla scuola, ma poi non porta il figlio a fare le vaccinazioni (anche se la prova dell’avvenuta vaccinazione dovrà comunque essere prodotta successivamente). Il quadro è particolarmente complesso, anche perché le prime scadenze sono vicine: per i bambini della fascia 0 – 6 anni bisogna produrre alle scuole la necessaria documentazione entro lunedì prossimo, 11 settembre.