San Ginesio (Macerata), 23 luglio 2017 - L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura adotta San Ginesio. Un gesto, grazie al prezioso intervento della Fondazione Aristide Merloni, che ieri ha portato con sé molti doni: l’inaugurazione negli ambulatori dell’Asur di un Health point, un centro di telemedicina per anziani e una piattaforma per la digitalizzazione del territorio tramite una rete di dispositivi e sensori con Enel e-distribuzione ed Ericsson, la Dynamic Maps for the security of territory. Malgrado l’assenza del presidente del comitato scientifico della Fondazione Merloni Enrico Letta e dell’ex presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi, il direttore generale Unesco Irina Bokova, Francesca e Francesco Merloni e Gian Mario Spacca hanno presentato i progetti di rilancio dopo il sisma.

«Sono qui per testimoniare l’impegno dell’Unesco a sostegno della Fondazione Merloni e del centro di San Ginesio – ha commentato la Bokova scesa dall’elicottero – affinché sia una comunità resiliente con tecnologie avanzate e meno rischi. È importante stare vicino a un centro simile, perché non è il più grande o il più famoso e bisogna dare un messaggio di speranza. Sono qui per partecipare alla rinascita di una città creativa».

L’Health point, già attivo, permetterà ai pazienti di essere seguiti a distanza (ad esempio ieri il collegamento in diretta era con un cardiologo del centro di telemedicina Inrca di Ancona). Teleassistenza, teleconsulto e monitoraggio consentiranno, collegandosi semplicemente a internet, di avere rilevazioni biomediche rapide e sicure sebbene il borgo non abbia un ospedale vero e proprio. L’altro grande dono, nonché primo esperimento in Italia, è la mappa digitale per la sicurezza del territorio, a supporto anche dell’economia locale. La mappa permetterà, collegata anche all’Ingv, di individuare punti critici, franosi, siti sensibili.

L’APP potrà essere scaricata sugli smartphone. «Grazie – ha esordito il sindaco Mario Scagnetti –. È una giornata speciale per tutto il territorio. San Ginesio ha 8mila abitanti su 80 chilometri quadrati e si trova a 700 metri. Ma è stata scelta come laboratorio per lo sviluppo dell’Appennino: è da sempre un centro d’arte e formazione, è polo di studi e ricerche fin dai tempi di Alberico Gentili, uno dei padri del diritto internazionale e consigliere della regina Elisabetta; la scuola è arrivata nel 1881, è sede di uno dei più antichi teatri delle Marche. Ma il vero terremoto per San Ginesio, ben più grave delle scosse, è stato sociale, cominciato quando il borgo ha iniziato a perdere abitanti e occupazione. Dal 1951 al 1971, in particolare, ha perso 2.730 unità e nel tempo le giovani coppie si sono spostate lungo la costa. Ed ecco che progetti come quelli di oggi sono la nostra salvezza e quella delle città vicine, delle aree interne. Significa guardare avanti».

«Aiutateci a rimanere qui – ha aggiunto l’unico altro sindaco del cratere presente ieri, Giuliano Pazzaglini di Visso, rivolgendosi alle autorità –. Siamo legati a San Ginesio da una profonda amicizia: anche noi siamo Bandiera Arancione del Touring Club e siamo uno dei Borghi più belli d’Italia, anche noi siamo conosciuti per prodotti di qualità. Ma che cosa dobbiamo fare per ripartire, pur mantenendo le eccellenze? Siamo pronti a trasformare i pezzi della nostra identità, senza andarcene».