Macerata, 12 novembre 2016 - Dalla Corte dei Conti delle Marche arriva una stangata per l’ex presidente del gruppo consiliare del Pdl Francesco Massi, ora segretario del Comune di Porto Recanati: le toghe contabili lo hanno condannato a restituire alla Regione 28.549 euro, nell’ambito dell’inchiesta (contabile) parallela a quella sulle spese pazze in Consiglio regionale per il triennio 2010-2012. Condannati dalla Corte dei Conti anche l’ex governatore delle Marche Gian Mario Spacca (il danno erariale è stato quantificato in 8.644 euro) e l’ex consigliere regionale di Sel Massimo Binci (per un importo di 6.316 euro).

La contestazione della procura della Corte dei Conti a carico del politico tolentinate era di 35mila euro, poi ridotta alla luce dei documenti prodotti. Quella nei confronti di Massi è una delle prime condanne emesse dalla Corte dei Conti, dopo che il 12 settembre si era pronunciata la giustizia penale. L’ex presidente del gruppo Pdl è stato rinviato a giudizio insieme ad altri cinque imputati, ma per una somma irrisoria, appena 140 euro, ossia l’importo di un’elargizione a favore dell’Accademia della cucina marchigiana, contestata a Massi e al segretario del gruppo Massimo Di Furia. Gli altri 60 imputati erano stati assolti o prosciolti perché, secondo il giudice penale, l’assenza o l’insufficienza della documentazione a supporto dei rimborsi ottenuti non rappresentavano una prova per contestare il peculato. Diversi la prospettiva e i principi a cui si ispirano i magistrati contabili, secondo i quali ogni spesa sostenuta con fondi pubblici va motivata nel dettaglio e documentata.

La Corte dei Conti ha però riconosciuto una attenuante a Massi: secondo il collegio, la responsabilità dei rimborsi illegittimi va attribuita non soltanto al politico che ha ottenuto i fondi, ma anche agli organi di controllo, ossia ai componenti del collegio dei revisori dei conti e all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Per questo all’ex presidente del gruppo Pdl, così come agli altri due politici, è attribuita una responsabilità dell’80%. Nel caso di Massi, a fare lievitare l’importo del danno erariale, sono le collaborazioni e gli incarichi professionali. «Per le collaborazioni di Valeria Venenzetti, Chiara Di Furia, Mauro Caraceni, Margherita Mignano e Sara Licastro – si legge nella sentenza –non emergono elementi sufficienti per ritenere che la spesa sia stata assunta e rimborsata nel rispetto» delle norme, «atteso che non è stato acquisito il curriculum dei collaboratori, e quindi non è obiettivamente possibile verificare la sussistenza del requisito di legge regionale». Gli altri importi addebitati riguardano spese di rappresentanza e missioni. Sono state invece ritenute giustificate dalla Corte le spese di cancelleria, per riviste e giornali, e poi quelle relative alle missioni dell’ex segretario Di Furia.