Macerata, 4 novrembre 2017 - New York, la Grande mela, sta per ridiventare la capitale mondiale del podismo. Domani infatti alle 15.20 italiane partirà l’edizione 2017 della famosa e affascinante maratona per quasi 60mila runners (il via sarà ad ondate, prima i professionisti, donne e poi uomini, quindi gli amatori). Già da qualche anno purtroppo la maratona non solo significa sfidare se stessi e i propri limiti, ma anche le paure legate al rischio di attentati (nel 2013 a Boston due ordigni uccisero tre persone ferendone oltre 250), una preoccupazione che stavolta dovrebbe essere pure maggiore visto che la metropoli è appena stata colpita da un attacco Isis a Manhattan.

I partecipanti saranno circa 2mila in più rispetto all’anno scorso, gli italiani addirittura la seconda comunità più numerosa dopo gli americani e non mancheranno i maceratesi: alla faccia della paura. E i nostri sono tutti partiti giorni dopo la strage col pick-up sulla ciclabile. Della pattuglia il più noto tra gli sportivi e gli appassionati è Doriano Bussolotto, recanatese dell’Atletica Potenza Picena che nel 2006 arrivò 22°: "Per me sarà la terza volta – dice in collegamento da New York – nel 2008 partecipai come guida per una persona non vedente".
Ritorna dopo nove anni, oltretutto invitato vero?
"Sì, io e altri 13 italiani siamo stati chiamati dalla New Balance che è lo sponsor ufficiale".
Il rischio attentati ha fatto perdere appeal a questa maratona?
"No, per me è sempre qualcosa di fantastico".
Ha pensato di non partire?
"No, perché queste cose possono accadere ovunque. I familiari magari sono preoccupati, io però sono tranquillo anche perché sono nell’Esercito".
La città come sta vivendo questi giorni?
"Ci sono più controlli all’aeroporto, ma per il resto non è cambiata. Domani il percorso sarà blindatissimo e sicuro".
 

Vengono da Macerata Riccardo Pietroni e i coniugi Michele Gentilucci e Isabella Pagnotta. Per loro che corrono sempre insieme e non appartengono ad alcun gruppo sportivo, sarà la quinta maratona di New York: "Abbiamo fatto anche quelle di Boston, Londra o Tokyo ma nessuna ha il fascino di New York per la bellezza del percorso ma anche per il tifo". Nemmeno per la paura. "Non ne ho. Rinunciare alla maratona per l’ultimo attacco significava darla vinta all’Isis. Il terrorismo si combatte non avendo paura. L’unica preoccupazione semmai è un’altra. Potrebbe piovere e il ricordo va al 2012 quando non corremmo causa uragano".