Modena, 4 settembre 2007 - IL FATIDICO 13 in schedina, anzi il 14, si allontana, e non per modo di dire. Può servire addirittura un’ora di strada, senza contare le curve e le immancabili code, per giocare una semplice schedina del Totocalcio: è il salatissimo, e un po’ fastidioso, prezzo da pagare per chi abita in Appennino o nella Bassa, ad esempio, e vuole scommettere sui risultati del calcio nostrano.
La rivoluzione del sistema ‘1 X 2’, da sempre un evento immancabile del sabato pomeriggio per milioni di italiani, ha colpito in maniera pesante anche Modena: se fino a poche settimane fa erano centinaia le ricevitorie — ma pure bar e tabaccherie — abilitate al gioco, dal 30 giugno la situazione si è drasticamente capovolta. Ieri le ‘macchinette’ attive nel capoluogo erano soltanto 11 (!), cifra esigua alla quale si affianca la ridottissima presenza nella provincia, appena 14 dispositivi da Concordia a Fiumalbo...
Questa dislocazione gravemente carente e a macchia di leopardo provoca ‘buchi’ su precise fasce del territorio e un malcontento che invece è generalizzato: mai, in sessant’anni, il Totocalcio si era imbattuto in una simile crisi, nemmeno nel giugno 2003, quando lo Stato aveva appaltato il monopolio a tre imprese private. Il nodo riguarda il contratto di assegnazione, durato quattro anni e non rinnovato: ora l’iter di accordo con le nuove agenzie di scommesse, che nel frattempo sono cresciute sensibilmente (pare siano oltre 100), è in fase di assestamento.
"Per tornare alla normalità potrebbero occorrere 18 mesi — spiegano dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato —. Le idoneità sono in corso di assegnazione ed esistono tempi logistici da rispettare". Gli appassionati si sono sentiti presi in giro: "E in occasione del primo turno di campionato le schedine ci sono arrivate in ritardo — racconta un gestore che offre la possibilità di ‘puntare’, Luca Tunno —, colpa di chi ha preparato i palinsesti all’ultimo momento".
Per un motivo o per l’altro, insomma, l’affluenza di clienti è stata limitata. "Vedremo se chi è rimasto attivo saprà reggere la vera richiesta del pubblico — ribatte Renato Bavutti, un esercente privato della concessione —. Personalmente sono dispiaciuto che la mia licenza sia decaduta". Ovviamente c’è chi trae beneficio da questa situazione, come un altro titolare tra i ‘reduci’, Gabriele: "E’ positivo che le ricevitorie siano calate — commenta —: molte accoglievano appena due, tre clienti alla settimana". Una tradizione destinata forse a scomparire?
di Giancarlo Scarpa
Torna anche quest'anno a Castelfranco Emilia la tanto attesa festa di San Nicola.
Da lunedì 3 a domenica 9 le vie del centro saranno invase da bancarelle, musica e tanti stand gastronimici dove gustare le specialità locali. E per chi vuole tentare la fortuna non manca la tradizionale pesca