A pochi metri dalla via Emilia Est, durante gli scavi per la realizzazione di interrati, è stata rinvenuta un'ara funeraria in ottime condizioni. L' iscrizione, intatta, ha permesso di risalire alle origini del monumento, eretto 2000 anni fa
Modena, 10 settembre 2007 - Ha duemila anni ma non li dimostra affatto. Si tratta di un'ara funeraria, rinvenuta a Modena, in eccezionale stato di conservazione, un monumento in pietra calcarea a forma di parallelepipedo, alto un metro e 70, che presenta intatta l'iscrizione, la cornice e le decorazioni laterali.
L'importante ritrovamento è avvenuto a pochi metri dalla Via Emilia Est, all'altezza del sottopasso della ferrovia Modena-Sassuolo, durante gli scavi per la realizzazione di interrati. Il tetto dell'ara è stato rinvenuto a una profondità di poco più di un metro e mezzo dal piano di campagna mentre il basamento a gradoni su cui è collocata non è ancora stato messo in luce.
Dall'iscrizione si evince che il monumento è stato eretto, quando era ancora in vita, da una liberta di origine greca, Vetilia Caia Egloge, che lo volle per sè, per il suo patrono Lucio Valerio Costante, decurione di Mutina, e per suo figlio, un liberto che ricopriva la carica di Apollinare e Augustale, una funzione sacerdotale legata alla celebrazione del potere imperiale documentata anche in altri monumenti modenesi. L'epigrafe è incorniciata da un elegante motivo vegetale ed è coronata da due pulvini decorati; lungo i lati minori dell'ara, spiccano le decorazioni rituali di una patera (piatto) e di un urceus (brocca), simboli delle libagioni in onore dei defunti.
Nel prossimi giorni si completerà lo scavo delle sepolture mentre per la collocazione finale del monumento si valuteranno le possibili destinazioni. La proprietà dell'immobile ha già richiesto di poter esporre nell'area del rinvenimento una riproduzione dal vero dell'ara funeraria, come fu fatto per il monumento del centurione Clodio, ubicato a poca distanza.
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