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AL SANT'ORSOLA DI BOLOGNA

Tubo dimenticato nell'addome di una paziente vignolese

La donna, 75 anni, ha trascorso dieci mesi di inferno in preda a forti dolori. Poi, con un secondo intervento eseguito al Policlinico di Modena, le hanno rimosso il corpo estraneo. Ora un primario è accusato di lesioni colpose

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intervento chirurgico Modena, 11 febbraio 2008 - LE HANNO dimenticato un tubicino nell’addome dopo averla operata all’intestino. Tanto che la donna, una 75enne di Vignola, ha passato dieci mesi di inferno, in preda a forti dolori, fino a quando non le hanno estratto il corpo estraneo con un secondo intervento, eseguito però al Policlinico di Modena. La vicenda è accaduta all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e ora il direttore del reparto di chirurgia generale, professor Gilberto Poggioli, deve rispondere davanti al giudice di pace del reato di lesioni colpose. La prima udienza si è svolta nei giorni scorsi e il processo è stato aggiornato a settembre. Intanto la vittima del presunto errore medico, una pensionata che abita con il marito e la figlia, si dice "amareggiata per il trattamento del Policlinico bolognese".

 



TUTTO comincia agli inizi del 2005: la signora è affetta da un tumore e si rende necessario eseguire un’operazione all’intestino. L’intervento di anastomosi colo-rettale viene eseguito in laparoscopia il 7 febbraio: dell’equipe chirurgica fanno parte Poggioli e altri tre medici (due chirughi e un anestesista). Ma non tutto fila liscio: come accertato dal perito della Procura di Bologna, dai medici "viene accidentalmente lasciato un tratto di catetere nella fossa iliaca destra", vicino all’inguine.



LA PRESENZA del corpo estraneo genera ovviamente una reazione infiammatoria, che provoca forti dolori alla paziente. La quale, dopo essere stata dimessa il 15 febbraio, passa un’estate d’inferno e alla fine è costretta a tornare in ospedale per fare esami che chiariscano la causa dei dolori. Si rivolge ancora con fiducia al Sant’Orsola: prima una Tac (il 13 settembre) e poi due ecografie (14 e 24 ottobre) non lasciano dubbi a riguardo: un tubicino di sette-otto centimetri di lunghezza e cinque millimetri di diametro è presente nell’addome. Inevitabile, a quel punto, il secondo intervento per togliere il catetere. L’operazione viene eseguita in un altro ospedale senza problemi il 12 dicembre 2005.



TERMINATA la convalescenza, la donna, assistita dagli avvocati Luca Sirotti e Novella Rossettini, sporge querela contro il Sant’Orsola. L’inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Luigi Persico, che affida la perizia al dottor Tudini. Il quale conclude: "Si ravvisa un comportamento colposo in termini di negligenza in capo all’operatore che tecnicamente realizzò l’intervento. Nel referto non si fa menzione di quale degli appartenenti all’equipe chirurgica abbia svolto tale ruolo". La Procura cita a giudizio per lesioni colpose ("alla paziente è derivata una malattia con durata compresa fra 15 e 20 giorni", senza danni permanenti) il professor Poggioli. Dopo alcuni tentativi di trovare un accordo le parti non si sono accordate e ora il processo è aggiornato a ottobre.



"QUEL tubicino non è stato dimenticato dal professor Poggioli — dice il suo legale, avvocato Andrea Martinelli —, il quale ha eseguito l’intervento in maniera corretta. Il tubicino è stato appositamente lasciato, in quanto serviva per il drenaggio. Quando, qualche giorno dopo, si è trattato di estrarlo, accidentalmente ne è rimasta un piccola parte sotto pelle. Ma della rimozione non si è occupato ovviamente il professor Poggioli. E lo dimostreremo".

 

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