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CHIESA DI SAN FRANCESCO

Durante gli scavi archeologici
riaffiora il Begarelli 'perduto'

Sono stati recuperati, durante gli scavi nella chiesa, ben 440 frammenti del monumento funebre Belleardi (in terracotta), opera di Antonio Begarelli (1499-1565) che era stato distrutto a martellate dalle truppe di Napoleone. Rinvenuti pezzi di ghirlande, frutti, foglie e anche il volto beato di Francesco Belleardi

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Scavi archeologici Modena, 14 febbraio 2008  - Un ritrovamento definito eccezionale dalla soprintendenza che - assieme alla speranza di una ricostruzione anche parziale del monumento - riapre una ferita mai sanata nella storia modenese. Gli scavi archeologici nella Chiesa di San Francesco hanno portato al recupero di 440 frammenti del monumento funebre Belleardi, opera di Antonio Begarelli (1499-1565). Alla luce sono rinvenuti frammenti di due cartigli iscritti, pezzi di ghirlande con frutti e foglie d'alloro, brandelli di vesti ed ali degli angeli, parti del busto del Cristo Risorto, una porzione di toga con un fermaglio dorato e le zampe leonine che fungevano da appoggio all'arca funeraria. E infine lui, "... coperto il capo con un berretto, ... ad occhi chiusi in atto di darsi un placidissimo sonno...", il volto di Francesco Belleardi.  

 

A due secoli dalla sua distruzione, è così possibile rivedere quel volto: il monumento funebre, terminato nel 1529 dal celebre plasticatore modenese ricordato da Michelangelo ma oggi sconosciuto ai più, era stato demolito a martellate dalle truppe di napoleone nel 1807, dopo aver ridotto la chiesa a stalla per la cavalleria di passaggio. "L'episodio - sottolinea Daniela Ferriani della Soprintendenza per il patrimonio storico e artistico di Modena - è paradigmatico di quanto si legge nei manuali sugli scempi prodotti nelle chiese italiane dalle milizie francesi. I frammenti ritrovati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna sotto il pavimento, testimoniano la 'perizia' con cui il martello francese li ridusse al minimo delle dimensioni, ottimali affinchè il massetto pavimentale con essi realizzato lasciasse scolare meglio l'urina dei cavalli".

 

Del monumento in terracotta commissionato al Begarelli dal Conservatore della Comunità di Modena, Giacomo Belleardi, non esiste alcuna testimonianza grafica, nè disegni nè stampe. Solo una descrizione dell'avvocato Giulio Besini consente di ricostruirne l'aspetto. Una nicchia ad arco accoglieva la figura del Cristo Risorto benedicente ai cui piedi stavano due angioletti ridenti aggrappati ad una nube. Ai lati della nicchia, altri due angeli con grandi ali e lunga veste reggevano un cartiglio che alludeva alla morte dei giusti; dentro la nicchia, sul coperchio del sarcofago, erano poste le figure di Francesco e Lionello Belleardi, rispettivamente padre e fratello del committente Di questo monumento, collocato sulla parete sinistra della chiesa e grandemente elogiato nei secoli, erano noti finora solo tre frammenti, il busto di Lionello Belleardi e la testa di un angioletto esposti nella Galleria Estense di Modena e una seconda testa di angelo conservata al Museo Civico di Modena.

 

Il recente rinvenimento è dunque ritenuto "un fatto assolutamente straordinario". Gli scavi, condotti tra settembre e dicembre 2007 in seguito ai lavori di consolidamento statico della chiesa che hanno portato anche alla rimozione del pavimento, hanno individuato 33 sepolture contenenti diversi reperti di interesse archeologico, quali rosari, medagliette, anelli, targhette in piombo ed in bronzo e numerosi spilli. Dalla sottofondazione dei livelli pavimentali più antichi provengono inoltre numerose monete bassomedievali e un singolare sigillo papale in piombo riferibile a colui che, secondo numerose fonti, fu l'unico papa dimissionario della storia, Celestino V.

 

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