"Volevo che smettesse di prendere la droga", ha raccontato la ragazza del giovane ucciso a Villiam Serri, direttore del 'Gruppo Orione '80'. Intanto è ancora fitto mistero sul delitto anche se ci sono sospetti su due persone
"HO CONOSCIUTO la compagna di Khalid giovedì sera, dopo l’omicidio. E’ una ragazza a posto, sincera — dice Serri —. Me l’ha presentata il cugino della vittima, un ragazzo di 22 anni che non sa darsi pace per quello che è capitato. Si sente responsabile della fine del suo parente perché non ha potuto tenerlo a vivere con sè, ha un’abitazione troppo piccola, ma lui non ha la minima colpa. E’ stato Khalid a scegliere d’imboccare la via della droga, con quel che ne è seguito".
TORNIAMO al colloquio che Serri ha avuto con la fidanzata del giovane assassinato. "Come dicevo, quella ragazza mi ha fatto una buona impressione. Khalid era un tipo testardo anche quando era qui da noi, in comunità, e immagino che tentare di convincerlo a lasciar perdere con la droga fosse un’impresa quasi disperata, ma lei ci ha provato. Sapeva che il suo compagno frequentava brutte persone, sperava che queste lo spaventassero a tal punto da fargli cambiare vita, ma non si sono limitate a impaurirlo — dice Serri —, lo hanno ammazzato. Sì, perchè non so come siano andate le cose, ma credo che non vi siano dubbi sul fatto che l’omicidio sia legato al mondo dello spaccio, anche se effettivamente l’arma usata è piuttosto insolita, non è di quelle che in genere usano i pusher".
"LA FIDANZATA mi ha raccontato come è andata l’altra sera, quella dell’uccisione. Lei e Khalid erano andati in un bar a vedere le partite di calcio su un maxi-schermo. A un certo punto lui le ha detto che doveva andare a Magreta, che si sarebbe sbrigato. E’ trascorsa più di mezz’ora e quando non l’ha visto tornare, la sua compagna ha telefonato ad alcuni amici del ragazzo. Amici dei ‘vecchi tempi’, mica spacciatori, gente di cui si fidava. Con loro si è diretta verso Magreta. A Tabina hanno visto l’auto e poi il corpo. Il resto lo sapete".
"I GENITORI di Khalid sono stati avvisati della sua morte dal cugino, per telefono perché sono in Marocco. Non ha detto loro cosa è accaduto veramente, gli ha parlato di un infarto — dice il direttore di ‘Orione 80’ —. Il fatto è che i suoi parenti non sapevano che spacciasse droga, credevano che i soldi che ogni tanto gli mandava fossero guadagnati in modo onesto. Sono disperati e attendono di rivedere il corpo del figlio, però anche da questo punto di vista vi sono dei problemi perchè il cugino non ha soldi da anticipare per le spese di rimpatrio della salma". Fine del colloquio. E’ ora di pranzo e Sergio Serri ha quaranta amici che lo aspettano, i giovanissimi ospiti italiani e stranieri della comunità di Tabina, ragazzi che vuole tenere lontano dalla trappola in cui è caduto Khalid Houkhliss.
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