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INCHIESTA / CRIMINALITA'

Il professore Luberto: "La mafia?
Punta al denaro, e qui lo trova"

L'ordinario di criminologia e medicina legale all’Università di Modena affronta il caso Casalesi: "Abbandoniamo la vecchia concezione della mafia, quella con coppola e lupara. Qui a Modena non si sono verificati grossi fatti di sangue, è vero. Ma ci sono corruzione, riciclaggio, ricatti, estorsioni. Non è meno grave"

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polizia Modena, 28 marzo 2008 - IL PROBLEMA della criminalità organizzata è, prima di tutto, "un problema culturale, di approccio, di comprensione". Per questo "va affrontato non in modo emotivo, ma con un approfondito ragionamento, cercando le soluzioni concrete". Salvatore Luberto, ordinario (a riposo) di criminologia e medicina legale all’Università di Modena, grande esperto a livello nazionale di criminalità organizzata (di cui sottolinea l’aspetto economico e ‘non convenzionale’), affronta il caso Casalesi da eminente studioso quale è. Ma prima vuole sgombrare il campo da un equivoco di fondo: "Abbandoniamo la vecchia concezione della mafia, quella rappresentata nei film, con coppola e lupara". Fatto questo, si può iniziare ad analizzare un fenomeno complesso, difficile e ‘sfuggente’, che si tende erroneamente e spesso a semplificare, senza fare alcuno sforzo per comprenderlo a fondo.

 


Professore, non ci troviamo più davanti al classico padrino. Anche i boss si sono modernizzati, hanno ‘cambiato abito’.
"Il mondo va avanti. Perché mai la mafia non dovrebbe evolvere, soprattutto dal punto di vista economico, nella gestione pratica degli affari e nel modo di porsi. La criminalità organizzata utilizza ‘strumenti’ non diversi da quelli della criminalità cosiddetta comune, per questo è così pericolosa".

 
A Modena si spara raramente, non c’è il controllo del territorio e neppure omicidi d’onore. Quindi come si ‘esprimono’ qui le cosche?

"Una delle caratteristiche della criminialità organizzata è la sua estrema duttilità. Sa adattarsi benissimo all’ambiente in cui opera. Qui a Modena non ci sono stati grossi fatti di sangue, è vero. Ma ci sono corruzione, riciclaggio, ricatti, estorsioni. Sono meno pericolosi di un delitto? No, non credo. Sono reati più subdoli, ma comunque allarmanti perché sono espressione una mentalità mafiosa che è molto più diffusa e radicata di quanto si pensi".

 
Anche a Modena?
"Sì, certo. Anche a Modena. La criminalità organizzata ha un obiettivo ben preciso: fare soldi. E qui i soldi li sanno fare, eccome. Quindi perché i mafiosi dovrebbero trascurare proprio questa provincia?".

 
Quindi è necessario tenere alta la guardia.
"Non c’è dubbio. Ma per tenere alta la guardia è necessario avere gli strumenti culturali giusti. E il giusto approccio al problema. Facciamo circolare le idee, parliamo di questo fenomeno, spieghiamolo, anche nei suoi aspetti più strettamente economici e non convenzionali. Se non ci abituiamo a ragionare sulla criminalità organizzata non ne capiremo mai l’evoluzione".

 
Un’evoluzione che si concretizza con un maggior potere economico.
"Esatto. L’interesse, gli introiti in denaro, gli affari sono una costante. Per questo è necessario uscire da schemi rigidi, preordinati e pensare in modo più elastico. E’ mafioso anche chi corrompe, chi truffa milioni di cittadini, chi agisce nell’illegalità, chi non paga le tasse. E’ mafioso perché pensa in modo mafioso. Ecco cosa dobbiamo combattere: questa mentalità. Se non lo faremo, non sconfiggeremo mai la criminalità organizzata".

di Barbara Manicardi

 

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