A fine estate verranno smontati i ponteggi sulla facciata e sul fianco settentrionale. Ma la cattedrale romanica ha bisogno di continue attenzioni. E presto ci sarà anche un'ordinanza contro i bivacchi
Modena, 29 giugno 2008. Giusto il tempo delle ultime rifiniture e la facciata del Duomo di Modena tornerà a risplendere con tutto il suo carico di arte e storia. Ma il Gigante è molto malato, molto più di quanto si potesse pensare. A fine estate la magnificenza del rosone di Anselmo da Campione, così come le sculture di Wiligelmo, torneranno a calamitare gli sguardi dopo due anni di doverosi restauri in cui i ponteggi hanno ‘impacchettato’ la cattedrale patrimonio dell’Unesco. Anche il fianco settentrionale del Duomo è stato oggetto di un esteso intervento di recupero e si offre ora in una veste ancor più suggestiva e, soprattutto, più sicura.
Proprio questo hanno sottolineato i diversi tecnici che si sono presi cura della cattedrale dal 2006: il capolavoro dell’architettura romanica e vanto di Modena è, nel suo complesso, tuttora ‘malato’. Molto più di quanto non facessero pensare i frammenti del rosone e quelli lapidei della Ghirlandina piombati in strada, rispettivamente, nell’ottobre 2005 e nel maggio dell’anno successivo. Non sono solo gli effetti del tempo a minare l’integrità del Duomo, ma anche, pericolosamente, i depositi di guano lasciati dai piccioni e lo smog. Tanto che sarebbero necessari interventi di restauro costanti per rianimare la struttura.
Ieri è stato fatto il punto dei lavori all’Arcivescovado, alla presenza anche del sindaco Giorgio Pighi, dell’arcivescovo Benito Cocchi e del parroco del Duomo, Rino Annovi. Quest’ultimo non ha nascosto il suo entusiasmo nel definire la cattedrale «rinata». Se questo sta succedendo, è grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (650mila euro investiti solo per la fiancata settentrionale e 350mila per la facciata) e alla Soprintendenza per i Beni architettonici e per il Paesaggio. Quest’ultima ha curato il restauro della facciata contribuendo con ulteriori 150mila euro.
Il responsabile, l’architetto Graziella Polidori, ha descritto come «disastrosa» la condizione del rosone all’inizio dei lavori. «Nella parte inferiore e nella porzione destra. Le arenarie utilizzate nel restauro di fine ’800 avevano reso la struttura permeabile e a rischio di rotture. Le immissioni di resine negli anni ’80 non hanno risolto il problema. Per non parlare delle preziose vetrate incasellate fra i raggi del rosone, che abbiamo scoperto essere state montate erroneamente, non rispettando la continuità delle rappresentazioni. Non è stato facile rimettere tutto in ordine. Anche le cuspidi delle due torrette sulla sommità della facciata rischiavano di staccarsi e cadere — confessa la Polidori — e sono state consolidate».
Come un enorme e delicato organismo, il Duomo deve ricevere cure minuziose per non cedere sotto il peso dei 900 anni di storia che si porta sulle spalle. «E’ stato costruito con nove tipi di pietre diverse — precisa il professor Stefano Lugli del dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo —. Le prime erano di spoglio romano, provenienti da altri monumenti. E’ normale che rispondano alle sollecitazioni e agli agenti esterni in maniera diversa. Sulla facciata del Duomo prevale la pietra di Vicenza, che invece manca sulla Ghirlandina».
«Dal punto di vista statico la cattedrale non è in stato di emergenza — afferma l’ingegner Mario Silvestri, direttore dei lavori sul fianco settentrionale — e comunque un pool di specialisti controlla la situazione. Siamo invece intervenuti in maniera massiccia sulla copertura del Duomo e sulle pareti. Il guano lasciato dai piccioni ha obbligato a un recupero di ampie superfici. Una trave della copertura in legno all’altezza del transetto stava cedendo, un’altra lesione di 12 centimetri sul fianco nord è stata neutralizzata con speciali tasselli. E i cornicioni anneriti dallo smog sono stati curati con impacchi di bicarbonato di ammonio».
E se il tempo logora anche simboli eterni della città, non può venir meno il rispetto di chi li vive. Rispondendo a una segnalazione del consigliere della Fondazione, Gianfranco Levoni, il sindaco Giorgio Pighi ha assicurato attenzione sulla tutela del fianco meridionale del Duomo, a volte bivacco di turisti e passanti. «Con una legge di prossima approvazione noi sindaci potremo fare ordinanze anche per affrontare questi aspetti», ha precisato. Il primo cittadino ha poi elogiato la Fabbrica del Duomo, l’organismo che sostiene il recupero di questo tesoro.
di PAOLO GRILLI
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