Aveva 35 anni, era moldava, clandestina in Italia. Da qualche tempo viveva fra degrado e sporcizia: a pochi metri dalla città che risplende di benessere
Modena, 3 luglio 2008 - Ha trovato una morte orrenda nella piccola oasi di solitudine che lei, già ai margini, aveva voluto creare per sé. Le fiamme si sono portate via Veslana Mai, 35enne moldava clandestina. E’ stata trovata semicarbonizzata, ieri mattina intorno alle 7, ancora distesa sul suo letto, completamente bruciato, in un casolare abbandonato di via Cavo Argine 35. Anche questo può succedere, a pochi metri dalla città che cerca sempre di risplendere e sempre ai primi posti delle classifiche del benessere. La stessa città che nemmeno conosceva quell’angolo di desolazione circondato dai campi e dall’indifferenza.
E’ stato un passante a dare l’allarme, vedendo il fumo uscire dal rudere. Quando sul posto sono giunti i vigili del fuoco, gli agenti della Volante e il 118 per la donna non c’era più nulla da fare. Ed è parso subito chiaro che si era trattato di una tragica fatalità: accanto al materasso appoggiato per terra, c’erano ancora una candela e zampironi con i quali la 35enne cercava di difendersi dalle zanzare in quel loculo senza porte né finestre. Il fuoco deve aver lambito il materasso senza poi darle scampo. La Medicina legale non avrebbe notato segni che facciano pensare a una morte violenta causata da qualcun altro. Forse Veslana è morta asfissiata dalle esalazioni che hanno invaso la stanza. A lato del letto, anche tante bottiglie di alcolici. Veslana era conosciuta dalla polizia anche come etilista e risulta anche che si prostituisse.
Come isolato dalle fitte piante di granoturco tutt’intorno, l’orrore che ha preso forma nel casolare diroccato non sembrava poter intaccare la vita di quest’angolo a nord di Modena. Nel quartiere più vicino è a malapena giunta voce della tragedia: solo qualcuno ha visto accorrere di prima mattina vigili del fuoco e polizia, che poi si erano inoltrati nella vegetazione. E forse la scena non era parsa così preoccupante, visto che il casolare era spesso occupato da sbandati, con il loro strascico di vicende sempre ai confini fra illegalità e disperazione.
Nella cascina sono tante le tracce di disperati che non hanno trovato di meglio come rifugio: avanzi di cibo, escrementi, vestiti, anche un casco. Per quanto volesse passare del tutto inosservata, Veslana era stata notata nei mesi scorsi, mentre faceva la spola fra il giaciglio e la città. Negli ultimi tempi aveva un uomo, che spesso divideva con lei il rudere. E appena una settimana fa, la donna era stata soccorsa e portata in ospedale. Aveva riferito di essere caduta, ma le circostanze dell’infortunio sono da chiarire. Anche in quell’occasione le sirene avevano creato allarme, ma poi si tutto si era disperso nel caldo stordente dei campi. Quello che ieri si è preso Veslana, con tutti i suoi tormenti.
di PAOLO GRILLI
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