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DOPING AL TOUR

Riccò si affida all'avvocato Ascari
E gli ex compagni lo 'scaricano'

Il ciclista formiginese ha preso contatto col noto studio legale modenese. Intanto la sua ex squadra ha scritto una dura lettera: "Chi ha sbagliato deve pagare!"

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riccò Modena, 22 luglio 2008. Il futuro in sella di Riccardo Riccò si gioca ora in una sfida di referti, lettere, atti. Molto più in ombra delle assolate vette della Francia, saranno ora i laboratori e le aule della giustizia sportiva a raccontare gli sviluppi di una carriera precipitata d’improvviso nel vortice del doping. Ieri il ciclista di Formigine, dopo un allenamento mattutino di cinque ore per le strade della provincia, ha incontrato assieme ai genitori gli avvocati dello studio Odoardo Ascari. A loro affiderà le sorti della sua personale sfida legale dopo essere stato trovato positivo al Cera (Epo di terza generazione) al Tour de France.

In passato, Riccò si era già rivolto allo studio Ascari quando era stato indagato dalla procura di Torre Annunziata per acquisto di doping: la sua posizione era stata archiviata ed era uscito pulito dall’inchiesta. Solo questa mattina, invece, il corridore 24enne si rimetterà in contatto con l’avvocato Federico Cecconi, già a fianco di Pantani e Di Luca, per avere eventualmente la sua assistenza. Anche a lui farà avere tutta la documentazione del suo clamoroso caso.

A proposito di carte, una pesante come un macigno è stata scritta ieri dagli ex compagni di squadra del formiginese, quelli della Saunier-Duval che si è ritirata dal Tour. Una lettera che gronda disapprovazione, distacco, freddezza nei confronti dell’ex capitano, ma anche di Leonardo Piepoli. «Non accettiamo, anzi condanniamo la scelta di alcuni corridori che cercano nell’inganno la possibilità di vittoria», esordisce la lettera indirizzata allo sponsor e firmata dai 24 ciclisti in organico, ma anche dallo staff tecnico e medico del team. «Dopo i recenti fatti della Gran Boucle — prosegue — affermiamo che tutta la squadra ha sempre creduto in un ciclismo pulito e credibile. Il nostro team manager Mauro Gianetti ci ha coinvolto con impegni in atti umanitari proprio per insegnarci quanto siano più importanti la dimensione umana e l’etica rispetto al risultato puramente sportivo. Chi ha sbagliato è giusto che paghi! — prosegue perentoriamente il testo firmato dai corridori — ma vi chiediamo di salvaguardare chi invece ha sempre faticato e lottato onestamente per l’onore della squadra!». Due punti esclamativi che costruiscono una muraglia fra il team e il formiginese. Le ultime carte che decideranno della carriera di Riccò sono quelle degli esiti delle controanalisi. Servirà ancora qualche giorno. Il Cobra affida anche a loro la possibilità di tornare a pungere.










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