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GIRO DI VITE

Stretta sui phone center, chiudono in dodici

Nascono nuovi obblighi su arredi, metratura, responsabilità dei titolari su decoro e ordine pubblico per i call center. Il Comune ha avviato un’attività di monitoraggio sull’adeguamento delle attività già esistenti

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Phone center Modena, 25 luglio 2008 -  Il giro di vite deciso dal Comune sui phone center ha già dato i suoi frutti: dal primo gennaio del 2008, da quando cioè sono entrati in vigore i regolamenti restrittivi per la gestione dei centri da cui è possibile telefonare e inviare denaro all’estero, sono stati dodici gli esercizi che hanno dovuto cessare l’attività (da 42 che erano ad inizio anno, ora si sono ridotti a 30). In dieci hanno deciso di chiudere perché impossibilitati ad adeguarsi alle norme (solo tre di questi hanno regolarmente comunicato la cessazione a questura e Comune). In due hanno invece ricevuto l’ordine di chiusura da parte della questura perché non presentavano i nuovi requisiti richiesti.

 

E le chiusure, nel corso del 2008, potrebbero essere altre: sette titolari di phone center hanno svolto incontri di assistenza con i tecnici del Comune per capire come andavano modificati i loro esercizi, ma al momento nessuno di loro ha ancora avviato ufficialmente la pratica per l’effettuazione dei lavori o per la modifica dei requisiti. Perché aspettano? Probabilmente perché i rappresentanti dell’associazione Internet Point e Phone Center associati, hanno presentato un ricorso al Presidente della Repubblica contro il Comune per l’annullamento del regolamento. L’avvocatura civica ha notificato loro una richiesta di trasposizione del ricorso al Tar.

 

Per ora però, al Comune non sono giunte notzie di spostamenti dinanzi al tribunale amministrativo. Ma quali sono le nuove caratteristiche fissate dal settore Politiche econimiche che devono avere i phone center dopo l’entrata in vigore dei regolamenti comunali? Prima di tutto devono tutti essere dotati di servizi igienici. Le cabine telefoniche e le postazioni Internet devono essere di almeno 0,6 metri quadrati. Deve esserci un numero di posti a sedere per chi aspetta almeno pari al numero degli apparecchi. L’esercizio deve disporre di una superficie non inferiore a 10 metri quadrati per il deflusso e il movimento del pubblico. Le uniche attività commerciali consentite sono i servizi fax, fotocopie, ricariche telefoniche e di money transfer.

 

Addio quindi ai negozi dove si poteva vendere di tutto. E’ consentita la presenza di un distributore di bevande, ma non alcoliche. Per il rispetto della quiete pubblica, l’attività deve svolgersi esclusivamente dentro l’esercizio, e il titolare è obbligato a garantire il rispetto e il decoro dei locali e delle loro vicinanze. Il regolamento tende a colpire quei centri (non tutti) di scarsa qualità, spesso mal frequentati, che tante proteste hanno suscitato da parte dei cittadini residenti nelle vicinanze.

di Roberto Grimaldi










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