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NOTTI HARD NEL MODENESE

Festa a luci rosse al ristorante, transessuale rapinato

Alla serata di sesso c'erano tre colombiani e tre dipendenti. E' intervenuta la polizia: indagato il pizzaiolo. L'avvocato dei titolari del locale: "I ristoratori non c'entrano nulla, è stata un'iniziativa incontrollabile del personale"

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Festa a luci rosse Modena, 5 agosto 2008. Un festino a luci rosse a bordo piscina, nel giardino di un noto ristorante modenese, finito a bottigliate in testa. La polizia è stata chiamata, domenica sera, da un transessuale colombiano che ha denunciato di essere stato rapinato durante un incontro sessuale. Il tutto sarebbe avvenuto in un locale in provincia di Modena, dopo l’orario di chiusura. Vi avrebbero partecipato tre dipendenti, il pizzaiolo e due camerieri extracomunitari.

Avrebbero architettato, all’insaputa del titolare, una serata all’insegna del sesso invitando tre transessuali sudamericani conosciuti nelle ultime settimane. Il terzetto aveva cominciato a frequentare il locale da qualche tempo entrando in confidenza con il personale, finché non è scattato il festino. Il caldo, la musica, la piscina e l’accordo tra i partecipanti, in tutto sette persone, ha fatto presagire al figlio del titolare che tutto potesse filare liscio e senza che il padre sospettasse nulla. Invece l’arrivo della polizia ha scombinato i piani del ragazzo e il proprietario del locale, ascoltato suo malgrado ieri in questura, ha scoperto tutto. Rimanendo choccato nell’apprendere che cosa aveva architettato il figlio insieme ai dipendenti.

La chiamata alla polizia è arrivata in piena notte. La festa era cominciata all’una, quando tutti i clienti avevano lasciato il ristorante. Anche il titolare, chiusi i battenti, se ne era andato a casa con la moglie. Il figlio, invece, si è trattenuto con i tre dipendenti e i tre transessuali per prendere parte alla serata. Ma a un certo punto qualcosa è andato storto. Una borsa è sparita e il proprietario, il colombiano, è andato su tutte le furie anche perché all’interno c’era una grossa cifra in contanti, circa cinquemila euro. Qualcuno, insomma, aveva fatto sparire la borsetta e i soldi sperando di passarla liscia.

E' a questo punto che il transessuale e i dipendenti del locale hanno cominciato a litigare animatamente. Finché dalle parole non si è passati ai fatti e sono cominciate a volare bottigliate. In particolare sarebbero tre le bottiglie di vino ‘rotte’ in testa al transessuale, almeno secondo la sua versione dei fatti. Il trans ha quindi chiamato il 113 chiedendo aiuto e in pochi minuti è stato soccorso da una pattuglia della squadra volante. Quando sono arrivati sul posto, i poliziotti non credevano ai propri occhi. Hanno portato il colombiano in questura: il transessuale ha riferito di essere stato picchiato dal pizzaiolo per la borsetta. Ha poi rifiutato le cure del pronto soccorso. La polizia ha quindi cercato di ricostruire la serata di sesso, per capire come si siano svolti i fatti: le testimonianze sono discordi e non è chiaro se sia stato proprio il pizzaiolo a colpire il colombiano. Fatto sta che il pizzaiolo si è beccato una denuncia per rapina.

Ora il locale rischia di rimanere chiuso per la sospensione della licenza. I tre dipendenti, invece, faranno bene a trovarsi un altro lavoro.

Oggi l'avvocato Luca Brezigar, legale dei ristoratori, in una nota sottolinea che "il figlio del titolare mon c'entra assolutamente nulla con l'organizzazione di una serata di sesso all'interno dei locali del ristorante. L'antipatica e angosciosa vicenda - aggiunge il legale - è accaduta quando i locali ristorante erano assolutamente chiusi al pubblico, a seguito dell'iniziativa incontrollata e incontrollabile di personale alloggiato in una piccola ed attigua dependance".
 










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