"Così il Comune affosserà i piccoli negozi", dice l'associazione di commercianti, che critica la concessione di 52 aperture domenicali, a turno, ai grandi centri commerciali. "E no a nuove licenze"
Modena, 6 agosto. "Un assessore dovrebbe garantire l’equilibrio e applicare le leggi. Prampolini, invece, asseconda tutte le richieste della grande distribuzione, nascondendosi dietro la scusa del miglioramento del servizio ai consumatori". E’ polemica fra l’assessore comunale alle politiche economiche Stefano Prampolini e la Confcommercio modenese, che chiede più equilibrio per la rete distributiva. La concessione di 52 domeniche d’apertura a turnazione tra i grandi centri commerciali non rispetta — secondo la Confcommercio — la legge Bersani (che impone un tetto a queste aperture straordinarie), e mette in ginocchio le piccole aziende, per lo più di tipo familiare.
«Se i grandi centri commerciali resteranno aperti anche la domenica — si chiede Amedeo Faenza, presidente Ascom della zona di Modena — come potranno le piccole aziende far fronte all’ulteriore taglio dei consumi che inevitabilmente si verificherà durante la settimana?». E — viene da chiedersi — non possono rimanere aperte anche loro? «Non è così facile — ci spiega — perché per un commerciante l’apertura domenicale significa vendere molto meno durante la settimana; i clienti hanno già fatto i loro acquisti nel week end».
Ma la polemica non si esaurisce qui, perché c’è un’altra scure che incombe sui piccoli commercianti. L’assessore, infatti, sembra intenzionato a rilasciare 15 nuove licenze di pubblico esercizio, «ma nella nostra città — afferma ancora Faenza — non ci sono condizioni economiche tali da permettere un’operazione di questo tipo. Gli abitanti, infatti saranno anche aumentati, ma le possibilità economiche dei nuovi cittadini, extracomunitari su tutti, sono spesso sotto la media. E’ questo il motivo per cui siamo apertamente contrari all’emissione di queste nuove licenze, che farebbero salire a 30 il totale di quelle rilasciate negli ultimi due anni».
Ultime ma non meno importanti, le proposte. Di che cosa c’è bisogno per rilanciare il piccolo commercio in città? «Dobbiamo superare i confini comunali — spiega il segretario Ascom di Modena Maurizio Brama — C’è bisogno di fare rete, creando il sistema ‘Modena città aperta’. Se si organizzassero eventi capaci di portare in città nuovi consumatori, sarebbero in molti a trarne beneficio». E come è possibile ottenere un risultato del genere? «Si potrebbe utilizzare il tavolo di concertazione che già esiste, nel quale si incontrano rappresentanti dell’amministrazione e delle diverse associazioni, per instaurare un dialogo serio, nel quale far convergere gli interessi delle parti chiamate in causa. Piccoli e medi imprenditori sono pronti».
di DAVIDE MISERENDINO
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