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IL CASO / MARZAGLIA

Libera in macerie: "Ma la lotta non finisce qui"

Gli anarchici definiscono 'illegittimo' lo sgombero e annunciano tre giornate di 'azioni' a partire dal 19 settembre

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Macerie sede di Libera Modena, 10 agosto 2008. Promettono di rialzarsi subito dalle macerie della loro sede di Marzaglia, gli anarchici di Libera. Lo sgombero di venerdì del casolare e il suo abbattimento per far posto alla pista prove, a quanto pare, non ha sopito la loro contestazione. Annunciano che si opporranno ancora alla realizzazione dell’autodromo, ma è chiaro che sarà la questione di un loro futuro sito, tutto da decidere, ad agitare parecchio la scena politica modenese.

 

 Ieri pomeriggio, in una trentina, si sono riuniti nel laboratorio di via Sant’Agata per ripercorrere le ore di trattative e anche di scontri vissuti il giorno prima in via Pomposiana. Un’opposizione pacifica alle forze dell’ordine, quella che hanno realizzato a Marzaglia, che tuttavia ha registrato anche impennate di tensione, culminate nel breve corpo a corpo fra il fronte degli agenti con manganelli e scudi e le ultime persone rimaste nel casolare. Una scaramuccia che ha portato al ferimento lieve del dirigente della squadra Volante Michele Morra (che aveva mediato con gli anarchici sul tetto), del neo questore vicario Michele Todisco e anche di una agente, quest’ultima colpita a un braccio. Fra i manifestanti, un ragazzo è rimasto ferito alla testa mentre una giovane si è lussata una spalla.

Per voce del loro avvocato Fausto Gianelli, gli esponenti di Libera dichiarano guerra al Comune, mandatario di uno sgombero che definiscono «assolutamente illegittimo». «Per la prima volta in 18 anni — afferma Gianelli, con un fitto passato di cause per i gruppi di ‘antagonisti’ — mi è capitato di assistere a un intervento del genere. Il circolo degli ‘Agitati’ cui l’amministrazione aveva assegnato la sede di Marzaglia con una delibera, non si è affatto sciolto come sostiene ora il Comune. Dodici dei quindici soci originari sono ancora attivi nel circolo e il loro legale rappresentante è Franco Bertoli, ‘Colby’. L’assegnazione della sede scade nel novembre prossimo, così è evidente che venerdì i ragazzi difendevano uno stato di legittimità. Il Comune ha deciso per un atto di forza che le forze dell’ordine si sono ritrovate a dover eseguire. Certo, la loro carica è stata immotivata, ma il loro è stato un compito ingrato». Il legale di Libera ha già in mente come attuare il contrattacco legale. «Più che sul ricorso al Tar fatto dai quattro che sono stati sfrattati da Marzaglia — annuncia — contiamo molto su quello che depositeremo al Tribunale Civile di Modena e che riguarda l’illegittimità dello sgombero. Siamo sicuri che il giudice ridarà lo stabile agli ‘Agitati’. Se la sede è stata abbattuta, è per una precisa strategia di chi ha messo in conto di poter pagare cifre contenute per i danni corrispondenti. Noi vogliamo che si riconosca subito l’illegittimità di quello che è successo: sarebbe almeno una soddisfazione morale». Libera parla ora, senza mezze misure, di «metodi fascisti», di «uso della forza di alcuni burocrati della giunta modenese». Dal 19 settembre l’assemblea annuncia «tre giornate di azioni», ma non è escluso che altre manifestazioni prendano forma prima di quella data.

di PAOLO GRILLI










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