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IL CASO

"Navigando in internet cerco gli assassini di mio figlio"

Suo figlio Lorenzo, sottufficiale del Sismi, è rimasto ucciso in Afghanistan durante un blitz per liberarlo dai talebani. Ora Mario D'Auria cerca notizie: "Dopo i funerali nessuno del governo si è fatto più vivo per dire cosa accadde"

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Agente Sismi Lorenzo D'Auria Modena, 16 agosto 2008. Mario D'Auria inforca gli occhiali e comincia, lentamente, a digitare sulla tastiera del computer che ha installato nel maggio scorso nel salotto di casa: «M...isteri a...fghani...». Google gli rimanda 211mila risultati e allora lui comincia a scorrere verso il fondo col mouse, poi cambia pagina.  Ne ha letti migliaia, di ‘risultati’, negli ultimi mesi. «Risultati sì, risposte no. Spero, ma non m’illudo di sapere mai la verità, anche se credo che a colpire siano stati gli inglesi del Sas durante l’azione», dice il padre di Lorenzo, il sottufficiale di 33 anni del Sismi ucciso nel settembre 2007 in Afganistan durante un blitz che aveva lo scopo di liberare lui e un altro ‘agente segreto’ italiano da un commando di talebani.

Il genitore non si rassegna all’idea di non sapere come, e dunque perchè, morì Lorenzo. Ha 76 anni e fino a un anno fa, falegname in pensione, era abituato solo a maneggiare legno con la maestria di un artista. Negli ultimi
tempi ha messo da parte pialle e seghetti e si è iscritto a un corso accellerato per entrare in Internet: «Ho scoperto che nel cyberspazio trovo notizie che nessuno, a un anno dalla morte di mio figlio, ha voluto dare a
me e a mia moglie. Nessuno del Governo precedente o attuale, nessuno dell’Esercito o dei ‘Servizi’. Neppure i suoi due più cari amici e commilitoni hanno potuto aiutarmi, finora».

«Silenzio totale, tranne quello che imparo su Internet e che ovviamente non è ufficiale - dice Mario D’Auria -. In Rete si dice tutto e il contrario di tutto, compreso, e ci credo, che la jeep Toyota assaltata dai ‘liberatori’ sia stata fatta esplodere prima che potesse arrivare in Italia ed essere sottoposta a esami, così come era invece avvenuto dopo l’agguato in cui era morto Nicola Calipari. Eppure io e mia moglie vorremmo sapere anche solo come ‘Lori’ visse i suoi ultimi minuti. Non siamo riusciti neanche a metterci in contatto col collega che era stato rapito assieme a lui. Sa che lo cerchiamo, ma non si è fatto vivo. Gli chiederemmo qualcosa di Lorenzo, di come stava e cosa diceva in quei giorni, mica segreti militari!».

«Medaglie? No, per quel che importano (che sia antimilitarista, anche se rispettavo la scelta di Lorenzo, lo dissi subito dopo la sua morte). Medaglie no, non me le aspettavo, però di come andò quella volta non abbiamo mai ricevuto neppure due righe. Per questo alle ultime elezioni politiche ho deciso di non votare, perchè non mi sento rappresentato dal Governo italiano, che non mi dice come è morto mio figlio. Sono andato al seggio ho recitato al presidente l’articolo delle legge. Ha dovuto prenderne atto e mettere a verbale. L’unica risposta positiva arrivata dal Governo è stata la pensione di reversibilità a Francesca, divenuta moglie di Lorenzo con quel famoso matrimonio in articulo mortis. Così lei e i nostri nipotini di 4, 3 e un anno avranno di cui vivere».

di ALBERTO IORI










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