L’uomo, che abita con la moglie e due figli piccoli in via Paolo Ferrari, avrebbe dato appuntamento alla vittima per 'regolare i conti'. Pare che i due fossero in cattivi rapporti per questioni sentimentali
Modena, 17 agosto 2008 - "E’ stato lui a colpirmi per primo alla spalla sinistra. Così ho estratto il coltello. Non credevo di averlo ucciso, mi sono distrutto la vita". Sono le prime parole di Paolo Di Lorenzo, il macellaio di 30 anni residente a Modena arrestato per omicidio volontario la sera di Ferragosto. Ha confessato così, al pubblico ministero Fausto Casari durante l’interrogatorio in carcere, l’omicidio di Fatmir Peja, 21enne montenegrino.
L’uomo, che abita con la moglie e due figli piccoli in via Paolo Ferrari, avrebbe dato appuntamento alla vittima per 'regolare i conti'. Pare che i due fossero in cattivi rapporti per questioni sentimentali: il montenegrino avrebbe spedito sms alla donna di Di Lorenzo. Messaggini denigratori, già cancellati, con riferimenti a debiti, che evidentemente non erano piaciuti al macellaio che sospettava anche una relazione tra la compagna e Fatmir.
Di Lorenzo ha raccontato agli investigatori di non conoscere bene il montenegrino: "Era un mio cliente, veniva in macelleria — avrebbe confessato Di Lorenzo — Non lo sentivo da mesi, ma da qualche giorno aveva cominciato a mandare questi messaggi. Avrebbe trovato il numero di cellulare su un volantino in cui pubblicizzavo la macelleria". Il racconto del napoletano fa acqua da tutte le parti e la pista passionale non è l’unica seguita dagli inquirenti.
In carcere è finito anche Decio Mauriello, 36enne di Bomporto difeso dall’avvocato Lorenzo Bergami, anche se la sua posizione potrebbe essere presto alleggerita. Arrestato con Di Lorenzo per concorso in omicidio, il reato potrebbe essere derubricato in rissa. C’era anche lui, infatti la sera di Ferragosto in viale Trento Trieste: "Non sono stato io a sferrare la coltellata — ha confessato — non conoscevo nemmeno la vittima, ero solo in compagnia di Di Lorenzo". L’uomo, però, aveva con sè una pistola giocattolo senza tappo rosso con la quale è stato sorpreso dai poliziotti della squadra volante al momento dell’arresto. I due stavano scappando verso via Emilia Est quando sono stati bloccati dagli agenti, e non sapevano nemmeno, a loro dire, che Fatmir fosse in fin di vita.
Oggi o al più tardi domani si terrà l’udienza di convalida degli arresti di Di Lorenzo e Mauriello, ma anche dei fermi dei due amici di Fatmir. Le telecamere piazzate in zona, al vaglio degli agenti della squadra mobile di Modena, potrebbero fornire elementi utili e soprattutto chiarire se si sia trattato, come probabile, di una rissa poi finita in tragedia. Di Lorenzo è stato arrestato con il coltello in mano ancora sporco di sangue: "Mi sono rovinato", avrebbe ammesso davanti al pubblico ministero.
val. b.
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