Parte da Piumazzo la protesta contro le estrazioni che, stando alle aperture più recenti degli amministratori, potrebbe modificare le sorti dell’intera pianificazione proivinciale. Il comitato ’no alle cave’ raccoglie firme a sostegno di un’unica tesi: "Il piano va rivisto"
Modena, 21 agosto 2008 - Ventotto poli estrattivi, 19 ambiti comunali e 31 piccoli ambiti non perimetrali. Questo, in numeri semplici, il nuovo piano estrattivo provinciale approvato il 27 giugno scorso. Settantotto cave in tutto da cui estrarre 27 milioni di metri cubi di materiale inerte per edilizia e la ceramica e 23 milioni di metri cubi di ghiaie per le infrastrutture. Cispadana, bretella, complanare: progetti di lunga data che attendono, in questi mesi il via definitivo e che chiedono materia prima per diventare concreti. La materia è la ghiaia e la ghiaia, in provincia di Modena, si trova soprattutto nelle terre lambite dai fiumi.
Modena e Formigine per il secchia, Castelfranco Emilia, San Cesario, Savignano e Spilamberto per il Panaro: sono queste le zone più toccate dal progetto. Tra queste, soprattutto, Castelfranco e la frazione di Piumazzo: è qui che il piano provinciale ha previsto il ’polo 12’ un’unica cava da cui verranno estratti, nei prossimi dieci anni (tanto durano le attività pianificate dalla Provincia) 5.400.000 metri cubi di ghiaia. Un territorio immenso, centinaia di metri quadrati di frutteti in parte già acquisiti dalle aziende che dovranno realizzare gli scavi: "Un territorio grande quasi tre volte la nostra frazione — fanno notare gli abitanti di Piumazzo — ma soprattutto, un territorio che oggi è campagna fertile».
E’ partita da questi luoghi la protesta più dura che, stando alle aperture più recenti degli amministratori, potrebbe modificare le sorti dell’intera pianificazione proivinciale: il comitato ’no alle cave’ ha organizzato una raccolta firme e ha chiamato a raccolta più voci autorevoli (politiche e non) a sostegno di un’unica tesi: il piano va rivisto. "Questo progetto rischia di sconvolgere definitivamente un territorio che ha già dato tanto — spiega Enzo Rubbiano portavoce della protesta — qui si tratta di aprire un enorme buco, largo 1.250.000 metri quadrati e profondo quanto un palazzo a cinque piani nel cuoere delle campagne più fertili di tutto il Paese. Contrariamente a quanto avrebbe dovuto, la Provincia si è mossa in silenzio, preparando un accurato progetto, per anni, senza mai consultare i cittadini che in queste zone ci vivono. Ora la nostra opposizione sarà dura: porteremo il caso alla ribalta nazionale".
E’ previsto per il 18 di settembre l’appuntamento più importante della protesta. Quel giorno piazza della repubblica a Piumazzo osppiterà una manifestazione contro le cave: tra gli invitati, oltre ai cittadini e ai politici, anche nomi illustri della cultura come Valerio Massimo Manfredi.
Lo scrittore, premio bancarella 2008, piumazzese d’origine, ha già espresso la propria posizione: "La terra non è discutibile — ha dichiarato Manfredi — la nostra terra non può dare più di quello che ha già dato. Non può essere violentata, scotennata, squarciata impunemente. Quel buco immenso verrebbe creato a pochi metri dalle case, case che hanno una storia, case in cui la gente di qui custodisce valori importanti. Devastarla significherebbe dannneggiare il futuro".
All’appello di Manfredi, si era unito, nei giorni scorsi l’intervento del parroco della frazione e, tra le forze politiche quello dei Socialisti e della Lega Nord.
A livello provinciale Prc e Verdi si dichiarano contrari ad un piano estrattivo che ritengono sovrastimato: "Presenteremo le nostre osservazioni in Provincia per chiedere la riduzione delle escavazioni" hanno spiegato Stefano Lugli e Walter Telleri. Il progetto, infatti, è ancora aperto alle osservazioni dei cittadini e solo ad autunno inoltrato verrà votato a livello comunale per il via definitivo.
di Alessia Pedrielli
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