"Se mi ammalerò non voglio terapie invasive". Per la prima volta il tribunale accoglie la richiesta di un uomo sano che ha nominato la moglie sua garante. "Non vuole trovarsi come Eluana", ha detto il suo avvocato
Modena, 6 novembre 2008 - E’ un affermato professionista 50enne modenese, del tutto in salute, il probabile pioniere dell’estensione generalizzata del testamento biologico. L’uomo, nel timore di poter veder precipitare per qualsiasi motivo le proprie condizioni fisiche, ha nominato la moglie suo amministratore di sostegno. Come tale, la donna sarà garante della sua volontà di «non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico in «caso di malattia allo stato terminale, malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante» che lo costringessero «a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione».
Il decreto, che per la prima volta si applica a un uomo ancora nel pieno delle forze, porta la firma del giudice tutelare del Tribunale di Modena, Guido Stanzani. E’ lo stesso giudice che il 13 maggio di quest’anno, già aprendo la strada verso lo stop a cure invasive ‘salvavita’, affidò al marito di una malata di Sla il mandato di rispettare il suo volere di non essere tracheotomizzata. La donna, Vincenza Santoro, morì pochi giorni dopo per una improvvisa crisi respiratoria, senza che si giungesse al momento di dover decidere di terapie estreme. Il percorso per far valere la volontà del malato, però, era già tracciato.
«La moglie del mio assistito è autorizzata a negare il consenso a terapie invasive non volute in caso di incidenti o malattie invalidanti, per non trovarsi in una situazione simile a quella di Eluana Englaro — conferma l’avvocato del professionista, Maria Grazia Scacchetti (nella foto) —. Il decreto apre una procedura. Non è infatti irreversibile: l’uomo potrà tornare sui suoi passi e comunicare il cambiamento della sua volontà al giudice tutelare, anche con un sms o per telefono».
«Quella del testamento biologico per decreto è una via percorribile — afferma Antonino Forabosco, docente di Genetica medica all’Ateneo di Modena e presidente della sezione locale dell’Associazione Luca Coscioni — in attesa che il Parlamento deliberi su questo tema. La legge può infatti considerare tanti aspetti e situazioni che potrebbero non essere comprese in un decreto».
Il giudice Stanzani definisce «non ordinarie» le terapie che solo determinati specialisti possono attuare, con «mezzi messi a punto dalla tecnologia solo da alcuni lustri». Cure d’urgenza che si applicano per strappare alla morte, ma che, per il giudice, «forzano le regole dell’autodeterminazione, se è espressa una volontà contraria, e impediscono la fisiologica evoluzione di percorsi biologici».
di PAOLO GRILLI
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