Arriva in tribunale il caso che commosse l'Italia nell'aprile 2004. Il neonato venne trovato in un'aiuola e morì dopo tre settimane di agonia. Nei confronti della giovane l'imputazione è di abbandono di minore
Modena, 29 novembre 2008. Avrà inizio mercoledì in Tribunale a Modena il processo contro la 22enne che, il 9 aprile del 2004, diede alla luce un figlio e lo abbandonò su un’aiuola davanti a un palazzo di via Wagner, a Modena Est. Jacopo, questo il nome che subito diedero al piccolo gli infermieri di Neonatologia del Policlinico, morì dopo tre settimane di agonia.
Tutta la città si era stretta attorno al bimbo, trovato quella sera fredda e piovosa da un operatore ecologico: al dramma di una vita appena sbocciata e già destinata a spegnersi, si sommò lo sconcerto di sapere che una madre poteva liberarsi in quel modo della sua creatura. La giovanissima attese dieci giorni per presentarsi in questura e dichiarare, impaurita e pentita, di essere stata lei ad aver dato alla luce Jacopo. Raccontò della sua gravidanza tenuta nascosta anche ai genitori dopo aver avuto un rapporto occasionale, del panico di cui era stata vittima quando arrivò l’ora del parto, del timore di non poter crescere un figlio. Non trovò niente di meglio che lasciare Jacopo sul prato e rifugiarsi nel silenzio.
L’imputazione nei confronti della giovane, assistita dall’avvocato Cosimo Zaccaria, è di abbandono di minore. Come infatti stabilì la perizia dell’incaricato della procura, professor Enrico Silingardi, Jacopo sarebbe comunque morto a causa di esteso edema celebrale derivato quasi certamente da una malattia congenita (‘encelopatia ipossico-ischemica’). Quando nacque, in sostanza, aveva già una grave malformazione e le lunghe ore che trascorse nudo e abbandonato prima del ritrovamento, di fatto, non furono decisive per il suo decesso.
Per questo motivo, dopo l’autopsia, il sostituto procuratore Fausto Casari ha presto attenuato l’ipotesi di reato non potendo prospettare quelle di infanticidio od omicidio colposo. A quattro anni e mezzo dalla vicenda, Modena torna a fare i conti, in occasione del processo, con un dramma che scosse tutta la comunità. Per tre settimane la città tenne il fiato sospeso per Jacopo, sperando di poterlo accogliere e crescere dopo che i suoi primi vagiti si erano persi, inghiottiti in un vortice di paura e solitudine. Purtroppo non andò così.
di PAOLO GRILLI
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