Ogni giorno potenziali candidati rifiutano. I primi cittadini rinunciano al secondo mandato e trovare un sostituto non è impresa facile. L'impegno gravoso e i pochi soldi nella busta paga sono tra le motivazioni dei loro 'no'
Modena, 4 dicembre 2008. Io candidato sindaco? No, grazie. E’ la risposta che sempre più spesso si sentono dire i dirigenti dei partiti politici, sia a destra sia a sinistra. E in tanti paesi, soprattutto quelli più piccoli, i sindaci che potrebbero ricandidarsi per il secondo mandato rinunciano. Trovare un sostituto non è un’impresa facile, nemmeno per il Pd, che pure vanta un forte radicamento sul territorio.
Pare che nei comuni della Bassa almeno due primi cittadini abbiamo intenzione di rinunciare al secondo quinquennio, mentre ha già dato forfait Carlo Castagnoli sindaco di Montese. Alla base dei no sempre le stesse motivazioni: l’impegno è gravoso, occorre trascurare la famiglia, i problemi da risolvere sono tanti, pochi i soldi per risolverli. Anche quelli che arrivano in busta paga a fine mese non sono granché.
Un’occhiata alla tabella delle indennità: per i sindaci dei paesi fino a 1000 abitanti, lo stipendio del sindaco è di 1200 euro lordi al mese (circa 600 netti) per dodici mensilità. Siamo sotto la soglia della povertà. Per i paesi dai mille ai tremila abitanti si passa a 1400 euro mensili lordi. Dai 3000 a 5000 abitanti lo stipendio sale a 2100 euro lordi, dai 5000 ai 10.000 abitanti arriva a 2100 euro lordi. Si comincia a respirare dai 10.000 ai 30.000 abitanti: lo stipendio è di 3000 euro lordi al mese, da 30.000 a 50.000 è di 3350 euro, e, per finire, dai 50.000 ai 100.000 abitanti è di 4000 euro. Una miseria se si pensa all’indennità di un consigliere regionale (dai 4000 ai 7000 euro al mese). Chi amministra i paesi piccoli, deve per forza fare un altro mestiere.
«Ma gli impegni sono gravosi — dice Giandomenico Tomei, responsabile degli anti locali del Partito Democratico modenese — e finiscono per assorbire gran parte del tempo a disposzione del primo cittadino. E si finisce per trascurare il proprio mestiere per cinque anni, con tutte le conseguenze negative che potete immaginare. La propria carriera lavorativa si blocca, quando si rientra dopo cinque o dieci anni l’azienda è cresciuta, chi rientra è diventato un corpo estraneo. E spesso gli imprenditori tendono a escluderti dal ciclo produttivo. Parlo per esperienza personale, visto che ho fatto il sindaco di Polinao dal ’95 al 2004: nei piccoli paesi, chiunque ha un problema va dal sindaco. E il sindaco deve farsene carico, perché difficilmente ha una struttura tale da consentirgli di delegare. Io mi sono dovuto occupare di tutto, dalle emergenze territoriali a quelle familiari. E se capita di occuparsi un po’ di più del proprio mestiere, quello che ti consente di campare, subito ti arrivano le critiche dalle opposizioni: pensi troppo ai tuoi affari personali e trascuri il tuo paese».
Secondo Tomei il problema non è solo economico: «Fino a qualche anno fa, nei confronti del primo cittadino di un paese c’era profondo rispetto. Adesso c’è un clima avvelenato in maniera ingiustificata. Il politico e l’amministratore vengono visti troppo spesso come disonesti che occupano una poltrona pensando al proprio tornaconto personale e non ai problemi dei cittadini. Così, oltre ad essere malpagati i sindaci vivono anche in un clima di sfiducia e di ostilità. Ecco perché noi praticamente tutti i giorni ci sentiamo dire di no quando proponiamo a qualcuno di candidarsi in un piccolo paese della nostra provincia. Abbiamo una base solida, fatta di tante persone appassionate, e sicuramente troveremo un candidato in ogni comune. Ma mai come quest’anno è difficile trovare persone disponibili».
di ROBERTO GRIMALDI
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