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LA STORIA

La vedova Geraci: "Medici assolti, processo farsa"

Parla la moglie del noto cardiochirurgo del Policlinico di Modena, stroncato da un infarto a 54 anni. La rabbia dopo la lettura della sentenza: "Hanno sbagliato e devono pagare"

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Giuseppe Geraci con la moglie Loretta Modena, 28 gennaio 2009. «Indignazione e disgusto». Sono questi gli unici sentimenti che Loretta Governatori, vedova del chirurgo Giuseppe Geraci, riesce a provare dopo la sentenza di assoluzione nei confronti dei medici che operarono suo marito. Geraci, a sua volta specialista di punta del reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena, morì nel settembre 2007 a 54 anni dopo un infarto. Si trovava in vacanza con il figlio in Sicilia e venne operato d’urgenza all’ospedale di Palermo. Morì dopo 50 giorni di agonia e due medici vennero indagati per omicidio colposo. Ora quei due specialisti sono stati assolti e in primo grado.

Dottoressa, come giudica questa sentenza?
«Sono indignata, è stato un processo farsa. Un procedimento in cui, sebbene ci fossero consulenze tecniche inconfutabili, gli esperti sono stati messi a tacere. Quei medici sono stati assolti quando, durante il processo, avevano ammesso di avere sbagliato. C’era un filmato dell’operazione, che mi ero procurata io stessa, che testimoniava tutti gli errori commessi durante l’intervento. Dopo i quali non è stato fatto nulla per rimediare. Un errore può capitare a tutti, ma in questo caso è stata una vera omissione di soccorso. Anche dopo gli errori, non sono state attivate le procedure per salvargli la vita».

Come ha reagito dopo la lettura della sentenza?
«Il giudice l’ha letta con un filo di voce e anche gli imputati sono rimasti immobili come statue. Non mi hanno mai guardata negli occhi».

Dopo l’operazione all’ospedale di Palermo, suo marito è stato trasferito in un’altra clinica...
«Sì, ma ormai il suo cuore era compromesso. L’hanno massacrato sebbene lui avesse suggerito come essere trattato. Aveva capito di essere stato colto da infarto e aveva allertato lui stesso l’elisoccorso. Era un ottimo cardiochirurgo, ha salvato centinaia di modenesi. Ma lui non è stato salvato».

Durante il calvario post operatorio, è riuscita a parlare con suo marito?
«E’ stato in coma farmacologico ma in qualche momento, quando era sveglio, ci siamo parlati. Aveva capito tutto, sentiva con le mani che batteva un cuore artificiale. Aveva compreso di essere grave, ma non sapeva dell’errore medico. Il giorno prima che morisse gli ho detto la verità e gli ho promesso che avrei portato in tribunale quei medici».

Come ha reagito suo marito, di fronte alla verità?
«Ha spalancato gli occhi. Non mi aveva mai guardata così. Ha accennato un amarissimo sorriso che non dimenticherò mai. Poi ha chiuso gli occhi».

Lei ha intenzione di non mollare...
«Certo, faremo appello e ho fiducia nel prossimo giudice. Voglio giustizia per mantenere la promessa fatta a Giuseppe».

Che cosa le fa più rabbia?
«Che di fronte a errori evidenti, non sia stato fatto nulla per salvarlo. Sono state ignorate procedure elementari. E sebbene fosse tutto chiaro e limpido anche in sede di processo, il giudice di fronte a prove che credevo certe ha assolto i due medici. Sono anch’io un cardiologo e queste cose le posso affermare con certezza».

Com’è la vita senza il dottor Geraci?
«Ci manca molto, mio figlio è forte ma non è facile. Ora quello che conta è vincere questa battaglia per rendergli giustizia. Non si tratta di vendetta, ma di rendere giustizia a mio marito che ora non c’è più».

di VALENTINA BELTRAME










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