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I medici insorgono: "Non denunceremo i clandestini"

L'ordine dei camici bianchi: "La norma minaccia la salute pubblica". Daniele Giovanardi, primario del Pronto Soccorso: "Non sta a noi intrometterci con il permesso di soggiorno di un paziente"

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Un medico (foto LaPresse) Modena, 7 febbraio 2009. Lo prevede il testo del cosiddetto pacchetto sicurezza che ha ricevuto il via libera del Senato e ora attende l’approvazione della Camera: un emendamento della Lega ha concellato l’articolo di una legge del ’98, che impediva ai medici di denunciare un paziente per clandestinità, a meno ché non ci fosse l’obbligo di referto (che scatta in caso di prognosi superiore ai 40 giorni). Tra i camici bianchi si è scatenata la ribellione.

E c’è chi, come il primario del Pronto Soccorso, Daniele Giovanardi, definisce la nuova legge come la scoperta dell’acqua calda: «Bisogna distinguere i vari casi. Se viene da me a farsi curare uno stupratore, che nel violentare una donna si è slogato una caviglia, io l’avrei denunciato ieri e lo denuncerò anche domani, al di là di quello che dice il pacchetto sicurezza. Ma denunciare uno straniero che si presenta in ambulatorio solo perché è clandestino, mi sembra assurdo. Ci penserà la società civile a stabilire se questo persona è o non è da denunciare o punire. Non sta al medico intromettersi con il permesso di soggiorno di un paziente. E se arriverà il giorno in cui ci obbligheranno a farlo, penso che molti medici ricorreranno all’obiezione di coscienza».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ordine dei medici di Modena: «La legge che invita i medici a denunciare i clandestini ammalati — ha dichiarato il presidente Nicolino D’Autilia — è una grave lesione sia dei diritti fondamentali della persona, sia dei principi etici della professione medica. Avevamo già incontrato a Roma i parlamentari per segnalare un pericolo: di fatto non ci sarebbero più le condizioni per individuare subito le malattie infettive e contagiose, perché i pazienti clandestini, per paura di essere denunciati, non si presenterebbero più negli ospedali».

Contrari al provvedimento anche i medici che operano all’interno della struttura d’accoglienza Porta Aperta: «E’ vero, scrivono in una nota — non si tratta di un obbligo di denuncia, ma in questo modo viene leso il rapporto di fiducia che sta alla base del rapporto tra medico e paziente. Abolendo il divieto della denuncia, si vuole diffondere un senso di paura specialmente fra le persone che per condizione sociale, possibilità culturali e situazione di irregolarità, sono più deboli ed esposte».
«E’ una legge inumana e irragionevole», hanno aggiunto i dirigenti dell’associazione di solidarietà internazionale Auser. Di diverso avviso i politici del Pdl: «La norma non prevede il rifiuto alla cura, ma la possibilità di segnalare situazione di illegalità», ha detto Giovanni Bertoldi del nuovo Psi. «La clandestinità è un reato — ha detto il candidato sindaco della Lega, Mauro Manfredini — denunciarlo è semplicemente un dovere».

 

di ROBERTO GRIMALDI










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