Polizia e uomini della dogana hanno sequestrato oltre 1,5 tonnellate di merce, tra cui anche medicinali di contrabbando trasportati da un ignaro camionista. Le creme, provenienti dall'Africa, erano destinate per lo più a donne straniere
Modena, 17 febbraio 2009. Trasportava, senza esserne a conoscenza, un carico composto da 11 pallet di medicinali e cosmetici di contrabbando, per un peso complessivo di 1,5 tonnellate. Il traffico illecito è stato scoperto dagli agenti della polizia di stato, insieme agli uomini dell'Agenzia delle dogane, che hanno fermato l'autista del camion, estraneo alla vicenda, e il destinatario della merce di contrabbando, un ghanese sul quale sono ancora in corso indagini di polizia. Denunciata una ghanese residente a Parma, ma domiciliata a Modena
I medicinali e i cosmetici adulterati erano per lo più creme e olii schiarenti per la pelle, destinati a immigrate, specialmente nigeriane, congolesi e ghanesi, che cercano di diminuire il tasso di melanina della propria pelle, per 'integrarsi' nella società. Tuttavia la maggior parte di questi prodotti, non testati e venduti a buon mercato, contengono sostanze altamente nocive per la salute, come l'idrochinone, l'acido glicolico e l'acido cogico. La prima è un composto irritante e allergenico che, se sottoposto a uso prolungato, presenta un certo rischio di tossicità. Le altre due sostanze, innocue in dosi omeopatiche, risultano tossiche se assunte in alte concentrazioni.
Il blitz delle forze dell'ordine ha consentito quindi di bloccare il carico di merce di contrabbando: il camion è stato fermato nel centro di Modena e l'ingente quantitativo di prodotti sequestrati era, molto probabilmente, destinato anche ad altre regioni del paese. Svariati i capi d'imputazione ipotizzati finora, dall'importazione di medicinali senza autorizzazione alla presenza di cosmetici dannosi per la salute. Gran parte dei prodotti provengono dall'Africa centrale.
Forse stava inseguendo una preda, quando si è infilato per sbaglio nell'androne del palazzo e non riusciva più a uscirne. Il rapace è stato liberato grazie all'intervento dei volontari del centro fauna selvatica Il Pettirosso