I negozianti non mollano e per la festa della Liberazione non vogliono chiudere: "Serrande alzate a Bologna, noi penalizzati". L’ennesimo appello arriva da Amedeo Faenza, presidente di Confcommercio Modena
Modena, 16 aprile 2009. I NEGOZIANTI non mollano. Il 25 aprile, che quest’anno cade di sabato, vorrebbero aprire, contravvenendo alla decisione presa dall’amministrazione comunale con l’appoggio di Cgil e Federconsumatori. L’ennesimo appello arriva da Amedeo Faenza, presidente di Ascom Confcommercio. Ed è diretto al sindaco Giorgio Pighi.
Presidente, il 25 volete proprio aprire a tutti i costi...
«Sì, e per raggiungere il nostro scopo ci appelliamo al sindaco. E’ lui a questo punto, l’unico che può sbloccare la situazione e permetterci di tenere aperto. Vorremmo parlare con Pighi al più presto».
E’ davvero una levata di scudi?
«Posso garantirvi che sono tantissimi i negozianti del centro che vorrebbero lavorare il 25. Ogni giorno ricevo decine di telefonate. Almeno un centinaio di esercenti hanno espresso il desiderio di tenere aperto. Sono state raccolte delle firme e tutti erano consapevoli di quanto stavano sottoscrivendo. Se siamo così insistenti nei confronti dell’amministazione, è perché tanti nostri associati stanno protestando».
Qual è la cosa che più vi fa arrabbiare?
«Il fatto che all’interno della begione Emilia-Romagna ci siano dei comportamenti diversi. A Bologna tengono aperto, così come in tutta la Romagna. Perché noi dobbiamo fare eccezione? Perché sottoporci al rischio di farci soffiare i clienti dalle province limitrofe?»
C’è davvero questo rischio?
«Assolutamente sì. Proviamo a immaginare. E’ un giorno di festa, il cielo è sereno, alle famiglie viene voglia di uscire. Perché andare in centro a Modena, visto che è tutto chiuso? Meglio recarsi a fare un giro nella vicina Bologna, e magari fare anche un po’ di shopping, visto che i negozi sono aperti. E a rimetterci sono i nostri commercianti».
Eppure qualche dipendente potrebbe voler fare un ponte...
«Occasioni per fare dei ponti ce ne saranno altre. E poi sono d’accordo con Luigi Tollari, segretario della Uil: siamo in periodo di crisi, dipendenti e titolari dei negozi sono sulla stessa barca. Un incasso in più giova ad entrambe le categorie».
Qualcuno che la pensa diversamente però c’è sempre
«Infatti la soluzione più logica sarebbe lasciare ai negozianti la facoltà di scegliere. Ognuno se la vedrà con la propria coscenza, i propri dipendenti, le proprie esigenze di cassa. In questo modo si sarebbero evitate tante polemiche e ognuno si sarebbe preso le proprie responsabilità».
L’esigenza principale qual è?
«In questo momento economicamente così delicato riteniamo vada messa a disposizione delle imprese (e dei dipendenti) qualsiasi opportunità si presenti ora (non tra cinque o sei mesi) visto che non danneggerebbe nessuno; è una questione di buon senso e di capire cosa sta accadendo in economia».
di ROBERTO GRIMALDI
Prosegue la serie di appuntamenti con i protagonisti della mostra Uno. Basilico, Fontana, Ghirri, Jodice, Vaccari. Mercoledì 22 è la volta dell'artista modenese