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Alcolici e movida, parlano gli esercenti
"Più che divieti, servono controlli"

Le reazioni dopo le restrizioni a Sassuolo e Castelfranco: "I nostri problemi - spiegano gli esercenti - sono i 'supermarket' etnici". E a Modena i titolari dei locali della Pomposa chiedono "interventi mirati"

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Alcolici e movida (foto Fiocchi) Modena, 8 agosto 2009. «MODENA non ha bisogno di allinearsi a Sassuolo e Castelfranco. Piuttosto di un’ordinanza del sindaco che vieti il consumo di alcolici nei luoghi pubblici dalle 22 alle 6 ci sarebbe bisogno da parte del Municipio di interventi mirati per sciogliere quei nodi che ancora condizionano la movida in centro storico: ci riferiamo soprattutto ai controlli e al dialogo con l’amministrazione, ancora troppo debole». Nell’arcipelago di locali che fanno da contorno a piazza Pomposa l’opinione più diffusa tra gli esercenti è riassumibile proprio in queste parole. «La situazione — spiegano infatti i diretti interessati — a livello di vivibilità e di contrasto al degrado è tutto sommato nella norma».

ALLA POMPOSA i cocci che al mattino trovano i negozianti della libreria ‘Marco Polo’, comunque in diminuzione rispetto al passato, possono essere rubricati alla voce «episodi isolati». Merito anche dell’accordo tra le birrerie ‘Goblet’, ‘Juta’ e il pub ‘Perlage’, che prevede il recupero durante le serate dei boccali di vetro affinché non vengano abbandonanti all’interno della piazza o in giro per la città. «Qui abbiamo un addetto la cui occupazione è proprio quella di fare in modo che i nostri clienti restituiscano i biccheri — spiegano al ‘Goblet’ —, le bottiglie di birra che si possono trovare al mattino non dipendono certo da noi e lo stesso vale per il 90% della sporcizia di questa zona».
Si passa così ad una delle note dolenti di quello che è il primo polo di attrazione serale per i giovani modenesi insieme a via Gallucci: «Uno dei problemi di questa piazza è il fatto che il negozio multietnico davanti al nostro locale — spiega il proprietario del ‘Goblet’ — vende alcolici, serviti freddi; le bottiglie vengono rilasciate, di conseguenza succede spesso che i giovani le abbandonino sul marciapiede insieme a mozziconi di sigarette. Raccoglierle non spetta certo a noi». Un aspetto che trova conferma anche alla birreria ‘Perlage’ e che è uno dei motivi per cui i proprietari dei due pub vorrebbero «regole più chiare per tutti e una maggiore comunicazione con l’amministrazione comunale».
Insomma di ordinanze come quella emessa nelle città della piastrella «non se ne sente il bisogno a Modena. Una soluzione per migliorare le serate nei locali sarebbe — dicono — un dialogo migliore con l’amministrazione comunale che in questi anni non c’è stato; di strumenti ne esisterebbero molti, basterebbe utilizzarli meglio”.

PRENDIAMO i casi di ubriacature moleste o di disturbo alla quiete pubblica, al centro dell’intervento del sindaco di Castelfranco Stefano Reggianini: «Premesso che noi abbiamo una clientela che non ci porta problemi di questo genere, spesso dipendono dai più giovani e noi di alcolici agli under diciassette non ne serviamo — evidenzia il titolare del ‘Perlage’ — puntare su un’ordinanza del genere potrebbe essere molto meno producente rispetto, ad esempio, un presidio più continuo della polizia municipale nelle zone di maggior assembramento». Ben vengano, quindi, «controlli più frequenti ma non devono essere mirati esclusivamente ai locali, come attualmente avviene, al contrario si dovrebbe dare un più marcato senso di presenza alla clientela». Non bisogna dimenticare, sempre a detta dei due proprietari, come piazza Pomposa, prima dell’apertura dei pub sorti negli ultimi anni fosse «una parte della città spesso interessata da risse e comunque mal frequentata, il problema non sono certo i locali e decidere interventi amministrativi che rischiano di penalizzarci non terrebbe conto di questo aspetto».

PROSEGUENDO alla ricerca di altri commenti da parte degli esercenti sul ’clima di divieti’ che caratterizza l’estate 2009 ecco quella del proprietario di ‘Naturalmente’, altro punto di ritrovo serale in piazza Pomposa: «Ordinanze di questo tipo anche a Modena? Penso spetti ai locali saper gestire la propria clientela in concerto con l’amministrazione. Qui trovo che la situazione non desti preoccupazione e comunque per affrontare la questione dell’abuso di alcolici da parte dei giovani bisogna andare alla radice della questione». Che parafrasato sta a significare «riattivare la comunicazione e il confronto con il mondo giovanile magari cercando di creare più spazi per loro nel tessuto cittadino». Invece se la questione viene incentrata più strettamente intorno al degrado urbano allora «personalmente credo che in piazza Pomposa — termina il proprietario di ‘Naturalmente’ — servirebbe un’‘isola ecologica’; mettere dei contenitori per la raccolta differenziata, vetro compreso, sarebbe sicuramente un intervento necessario e servirebbe anche come chiaro messaggio per tutti i clienti». Il punto di vista dei proprietari dei locali si rispecchia infine anche in quello della piazza diurna: dalla libreria ‘Marco Polo’ al negozio di vinili e cd ‘Max’ riemerge infatti lo scetticismo per un’eventuale ordinanza. «A parte qualche bottiglia ritrovata al mattino presto sinceramente non abbiamo grossi problemi», spiegano dalla libreria, «eventualmente si potrebbe puntare sugli steward in stile via Gallucci», conclude il secondo negoziante.

di FRANCESCO VECCHI

  • 09/08/2009 10:47
    luigi carati
    Io con tutta sincerita' non riesco a capacitarmi del fatto come tutti continino a parlare di irrigidire le norme di sicurezza e contro le cosi' dettete "stragi del sabato sera" , e NESSUNO non proponga soluzioni alternative come prevenirle,mi spiego meglio: la presenza di mezzi pubblici in forma mirata,cioe' nei luoghi di congregazione e divertimento,credo che x ora solo il comune di Riccione abbia fatto qualcosa del genere,e ancora, potenziare la presenza di Taxi a tariffe agevolate,creare servizi alternativi a tariffe comprensibili,insomma creare mezzi alternativi,visto che piu' di cosi',credo che non si possano inasprire ulteriormente le norme,considerando anche che non abbiano portato risultati soddisfacenti
  • 12/08/2009 16:15
    Pietro De Montis
    Il dibattito sulla "movida" non può ragionevolmente prescindere dalle esperienze di Carpi, Sassuolo e Castelfranco Emilia - in tema di severe ordinanze che recepiscano il collegamento tra alcool e schiamazzi, degrado e sporcizia - come non si può prescindere da quanto da tempo fatto da sindaci volenterosi e attenti in tanti altri comuni d'Italia, soprattutto al Nord. Diversamente, per nascondere la complicità del comune a tutela dei soli interessi economici degli esercenti si rischierebbe di evitare accuratamente il nocciolo del problema, cioè che degrado e sporcizia sono provocati non solo dalle frequentazioni malsane a cui la "movida" ha effettivamente posto un freno... ma anche dai tanti giovani modenesi che amano fare le ore piccole in compagnia di una bottiglia, senza curarsi di un comportamento - nel quale trovano spazio risate grevi e rumorose, schiamazzi e canti da osteria - che risulta essere senza alcun riguardo o educazione nei confronti delle necessità altrui. Proprio un bel traguardo di civiltà.
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