Modena, 8 aprile 2017 - Adesso tutti parlano di ‘fare sistema’, come se fosse un segno dei tempi nuovi, ma qualcuno ci aveva già pensato 22 secoli fa: «Il console Marco Emilio Lepido intuì l’esigenza di espandersi anche nell’Italia padana, e capì l’importanza di creare una strada che unisse le nuove colonie che andava fondando. Faceva rete» spiega Luigi Malnati, soprintendente ad archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Come un fuso tracciato nel cuore della pianura, la via Emilia ha saputo mantenere nei secoli il suo tratto unificante: «Vi hanno viaggiato merci e prodotti, ma anche genti e idee, sempre con la cultura dell’accoglienza», aggiungono gli studiosi. La strada consolare venne creata nel 187 a.C., le colonie di Mutina e Parma furono fondate nel 183, e Regium Lepidi venne istituita come forum intorno al 175. I 2200 anni lungo la via Emilia diventano l’occasione per un corposo programma di eventi (presentato ieri a Roma, nelle sale di Palazzo Venezia) che per tutto il 2017 abbraccerà le varie città, estendendosi anche a Bologna (Info, www.2200anniemilia.it). L’archeologia sarà al centro del cartellone, declinato anche con nuovi linguaggi «per proiettare la storia nel futuro» dice Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena, capofila del progetto.

Nella Mutina splendidissima – come la definì Cicerone – una grande mostra (dal 25 novembre) racconterà le origini della città sulla base degli scavi più recenti, il suo sviluppo e l’eredità che il mondo romano lasciò anche alle epoche successive, in una sorta di dialogo ininterrotto: non a caso la stessa torre Ghirlandina è ‘rivestita’ di marmi che furono recuperati da antiche necropoli. Già fra il 12 e il 14 maggio, in alcuni punti del centro storico, si potrà idealmente ‘entrare’ nel sottosuolo grazie alla magia di alcuni varchi illusori in 3D creati da artisti internazionali. E tra Modena e Bologna, a ottobre anche Castelfranco Emilia ritroverà le tracce dell’antico Forum Gallorum, lo scenario in cui si svolse la famosa battaglia di Mutina del 43 a.C., decisiva per Ottaviano.

Al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, oggi si inaugura l’esposizione dedicata a Lo scavo in piazza: più di 110 reperti, fra cui i pavimenti a mosaico di una domus, anelli e monete, documentano le sorprese emerse dai recenti lavori in piazza della Vittoria. Poi dal 23 novembre saremo condotti lungo La buona strada, una mostra multimediale che (anche grazie alla realtà virtuale, a ologrammi e a proiezioni 3D) ricostruirà perfino il sistema dei trasporti lungo la via Aemilia, il cui tracciato – almeno nello spazio urbano – non ha mai cambiato il suo percorso. In luglio varie serate di cinema nella cornice dei monumenti nel Giardino archeologico saranno dedicate a film di ambientazione antico-romana.

A ottobre tornerà alla luce un pezzo dell’antica Parma romana, con l’inaugurazione di Aemilia 187 a.C., uno nuovo spazio museale all’aperto nell’area di Ponte Ghiaia, il ‘ponte romano’, con un percorso pedonale archeologico e un laboratorio universitario. Fra le iniziative dell’anno celebrativo, anche una mostra sull’eredità di Roma nella cultura alimentare parmense, e i percorsi di Parma sotterranea, nella città nascosta. E a Bologna, poi, il Lapidario del Museo civico medievale ospiterà dal 24 novembre il Medioevo svelato, ovvero le Storie dell’Emilia Romagna attraverso l’archeologia, una panoramica sul territorio regionale attraverso un millennio, dall’epoca tardoantica (IV – V secolo) fino agli inizi del ‘300: la trasformazione delle città, le fine delle ville, le nuove culture, i villaggi, le chiese e i monasteri. Per dimostrarci che lungo la via Emilia la storia non si è mai fermata.