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Don Giorgio Panini voleva
comprare casa con un'amica

Forse il sacerdote voleva lasciare l'abitazione di Brodano nella quale conviveva con i Manfredini

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Modena, 22 gennaio 2010. Non si fermano le indagini sull’omicidio di Vignola, il delitto di Natale che vede in carcere con l’accusa di omicidio volontario premeditato il parroco di Brodano, don Giorgio Panini. Un sacerdote accusato di aver ucciso l’amico fraterno Sergio Manfredini, dipendente di banca in pensione di 68 anni.

Secondo gli investigatori — sul caso indagano carabinieri, guardia di finanza e polizia postale — il prete avrebbe ammazzato con venti coltellate l’amico che lo aveva accolto in casa, in via Cascinetto Due Ponti a Vignola, spinto da motivi economici. Gli inquirenti hanno trovato vari conti correnti intestati a don Giorgio e alla vittima, decine di ‘depositi’ con deleghe incrociate, ed è qui che cercano il perché di un delitto inspiegabile. Ma ora emerge un altro tassello del puzzle che, per ora non è stato completato. Un paio di mesi prima dell’omicidio, infatti, il parroco si sarebbe rivolto a un’agenzia immobiliare assieme a una donna per acquistare una casa a Guiglia. In particolare, si sarebbe interessato all’abitazione messa in vendita da un privato: affare che poi non si è concluso.

Ma chi è questa donna e perché il don voleva acquistare un altro immobile? Il prete avrebbe cercato la casa con una quarantenne della zona di Vignola, la stessa donna che si è presentata all’ospedale dopo il delitto, quando il parroco era rimasto gravemente ferito durante la colluttazione con il figlio della vittima. La stessa quarantenne che ha chiesto al giudice, presentando un’istanza scritta, di poter far visita al don dietro le sbarre. Il parroco voleva solo aiutare la donna ad acquistare la casa, aveva pensato di condividerla con lei, o si trattava solo di uno dei suoi investimenti?

Sono domande a cui gli inquirenti stanno cercando di rispondere. Per ora l’orientamento degli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Lucia Musti, è quello secondo cui ci sarebbe stato un distacco, negli ultimi tempi, tra il sacerdote e la famiglia Manfredini che lo ospitava in casa da oltre 25 anni. Pare che la presenza del prete si fosse fatta più ‘pesante’ per i Manfredini, anche se il sacerdote non aveva mai manifestato l’esigenza di andarsene.

Resta quindi un mistero perché il parroco si sia interessato all’immobile di Guiglia e perchè abbia coinvolto la donna nell’acquisto. Il prete è proprietario di altri edifici come un piccolo albergo a Fanano, otto mini alloggi a Vieste, in Puglia, e un altro stabile per le vacanze a Lombro, nel Bresciano. Anche su queste proprietà, alcune cointestate alla vittima, si stanno focalizzando le indagini.

Si cerca di capire come un sacerdote potesse avere tanti soldi e tanti conti in banca. Il legale difensore del don sostiene che il parroco non nasconde alcun tesoro: «Che un sacerdote abbia molti conti intestati è normale — ha sempre detto — del resto gestiva tre parrocchie, asili e associazioni di volontariato. Quanto alle proprietà si tratta di ruderi restaurati e acquistati a prezzi stracciati per i ragazzi delle parrocchie».

di VALENTINA BELTRAME

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