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A don Cavallini la gestione
nelle parrocchie del prete omicida

La decisione temporanea della Curia affida inoltre a don Aronne Magni la parte religiosa e spirituale. Una svolta per le parrocchie di Brodano, Camiglio e Pratomaggiore dopo i l'omicidio di Sergio Manfredini

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Modena, 26 gennaio 2010. Sarà don Orfeo Cavallini di Spilamberto a prendere in mano le redini della gestione economica delle parrocchie di Brodano, Campiglio e Pratomaggiore mentre don Aronne Magni si occuperà della parte più religiosa e spirituale.

Questa la decisione temporanea presa dalla Curia mentre si fa luce sul delitto dell’antivigilia di Natale che vede accusato di omicidio volontario e premeditato don Giorgio Panini. E’ un chiaro segnale della volontà delle parrocchie di andare avanti, di continuare con le messe, la Caritas e tutte le attività che ruotano intorno alla chiesa. Ora si attende che i bilanci delle parrocchie siano resi pubblici. Intanto c’è un altro nodo da sciogliere.

Cosa deciderà il Gip riguardo alla permanenza in carcere di don Giorgio? La perizia del professor Giuliano Turrini, l’esperto di Parma che venerdì scorso ha visitato in carcere il parroco di Brodano, è arrivata ieri mattina sulla scrivania del gip Paola Losavio che ora deve esprimersi. La decisione, infatti, spetta a lei. I difensori del parroco hanno chiesto che venga scarcerato e trasferito in una struttura dove possa essere curato.

Passando poi al fronte delle indagini, si fa sempre più chiaro il movente, sul quale gli inquirenti non hanno mai dubitato.

Don Giorgio potrebbe aver litigato con Manfredini per l’ultimo affare, poi saltato, ovvero la casa di Guiglia che il parroco era andato a vedere con l’amica. Sergio non era d’accordo con l’acquisto? Resta poi da chiarire in che rapporto fosse il parroco con i Manfredini nell’ultimo periodo.

Voleva lasciare via Cascinetto Due Ponti? Tutti aspetti da verificare. Insomma, la strada per far luce sul delitto è quella dei flussi di denaro, ma non solo. C’è un litigio forse legato proprio al denaro. Di tutto questo il don — detenuto in una cella singola del Sant’Anna — non ha memoria, anche perché, come ripetono i legali, è inutile andare a scavare, è un delitto senza movente.

 

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