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Don Giorgio
Guerra di perizie
"Forse era sonnambulo"

Gli avvocati del parroco hanno avanzato la richiesta di incidente probatorio: e nell'omicidio di Brodano spunta anche la possibilità di un attacco di 'parasonnia'

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Modena, 28 gennaio 2010. Don Giorgio Panini resta in carcere. Lo ha deciso ieri il giudice per le indagini preliminari Paola Losavio, dopo che il ‘suo’ perito ha ritenuto le condizioni di salute del parroco, detenuto con l’accusa di omicidio volontario premeditato, compatibili con il regime carcerario. E ora la difesa del prete, che aveva chiesto il trasferimento del sacerdote in una struttura in cui possa essere curato, ‘gioca’ una nuova carta. Quella dell’incapacità di intedere e volere.

Gli avvocati del parroco 57enne di Brodano, accusato di aver ucciso l’amico Sergio Manfredini, hanno infatti avanzato la richiesta di incidente probatorio al Gip: lo scopo è quello di dimostrare l’incapacità di intendere e volere di don Giorgio al momento del delitto. Ma come? «Dal nostro consulente psichiatrico — spiega l’avvocato Antonio Sarzi Amadè — è stata fatta una valutazione ad ampio raggio sulla situazione del sacerdote che porteremo, se ci sarà concesso, in incidente probatorio».

Da alcune indiscrezioni pare che il perito della difesa abbia preso in considerazione anche l’ipotesi del ‘sonnambulismo’. «O meglio parasonnìa» spiega Amadè, che però non vuole spingersi oltre e corre ai ripari: «La valutazione dello psichiatra è ampia e prende in considerazione vari disturbi». Tra cui, a quanto pare, quello del sonno, anche se l’altro legale, Domenico Giovanardi, smentisce.

Per gli esperti la parassonìa riguarda «un numero di disordini di sveglia improvvisa che includono incubi, sonnambulismo, comportamento violento durante il sonno e disturbi della fase Rem., nel quale una persona muove il proprio corpo per assecondare ciò che sta sognando». Una teoria, quella del sonnambulismo, insostenibile per l’accusa, secondo cui un sonnambulo difficilmente si traviserebbe il volto e punterebbe la sveglia alle tre di notte. Il procuratore aggiunto Lucia Musti e il sostituto Maria Angela Sighicelli hanno già presentato opposizione all’incidente probatorio portando le motivazioni al Gip, che dovrà decidere se concedere o no il ‘contraddittorio’.

 Per la Procura l’incidente probatorio non è ammissibile perché già due perizie (quella dell’accusa e quella del giudice) avrebbero dimostrato la lucidità di don Giorgio e perché la capacità di intendere e volere potrà essere provata anche in sede dibattimentale. Intanto si continua a scavare tra i conti del sacerdote, una trentina, e della vittima (che ne aveva intestati altrettanti), tutti con deleghe incrociate. E’ qui, sui soldi posseduti dal don e dall’amico, che secondo i pm si nasconde il movente dell’omicidio.

Nei conti e negli immobili posseduti dal prete alcuni dei quali cointestati a Manfredini, che per una vita aveva lavorato in banca.

 Ma non solo. Gli investigatori sono convinti che tra il prete e l’amico, che lo aveva accolto in casa a Vignola da oltre 25 anni, i rapporti si fossero deteriorati e il parroco avesse deciso di andare a vivere da un’altra parte. Magari nella villa che aveva cercato di acquistare - l’affare poi fallì - a Guiglia presentandosi all’agenzia immobiliare con una donna.

Da chiarire se il don volesse comprare l’immobile per conto proprio (ne possiede già tre, uno a a Vieste, uno nel Breciano e un altro a Fanano), se volesse consigliare l’acquisto alla donna o se la casa fosse destinata a entrambi.

di VALENTINA BELTRAME

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