"Sì, io e don Giorgio
siamo fidanzati"
L'amica di don Giorgio Panini ha ribadito durante l'interrogatorio in procura di avere una relazione con il prete omicida. E' ritenuta estranea al delitto ma il rapporto con il don potrebbe aver avuto un ruolo importante per la ricerca del movente

Modena, 9 febbraio 2010. «Sì, io e don Giorgio siamo fidanzati». O almeno lo erano prima che il parroco venisse arrestato con l’accusa di omicidio volontario premeditato. La donna di don Giorgio Panini, il prete detenuto per aver ucciso l’amico Sergio Manfredini, ha ribadito venerdì scorso, durante l’interrogatorio in procura, quello che aveva già confessato ai carabinieri un mese fa. Cioè che aveva una relazione sentimentale con il parroco di Brodano, in carcere per l’omicidio dell’ex dipendente di banca.
La donna, una quarantenne, è stata ascoltata come persona informata sui fatti. E’ completamente estranea al delitto ma il suo rapporto col don, secondo gli inquirenti, potrebbe aver avuto un ruolo importante per la ricerca del movente di questo omicidio. Manfredini è stato ucciso a 68 anni la notte dell’antivigilia di Natale nella sua casa di via Cascinetto Due Ponti a Vignola. Il sacerdote ha confessato di aver accoltellato l’amico e socio in affari, che lo aveva accolto in casa da oltre venticinque anni, ma non ha mai spiegato perché. Anche la moglie di Manfredini è stata colpita alla gola, prima che intervenisse il figlio della coppia salvandola dalla furia omicida del prete. Paola Bergamini è ancora ricoverata al policlinico e presto sarà interrogata dai pm.
Solo lei, la moglie della vittima, potrà svelare il mistero che avvolge il movente. Secondo gli inquirenti il parroco da qualche tempo avrebbe deciso di ‘staccarsi’ dai Manfredini, pare per andare a vivere con una donna, la quarantenne sentita in procura nei giorni scorsi. Il sacerdote si era interessato, tramite agenzia immobiliare, a una casa a Guiglia. Il prete, sempre secondo l’accusa, avrebbe però ucciso per soldi. Carabinieri e guardia di finanza hanno infatti scoperto un intreccio di conti correnti e proprietà immobiliari che legavano a doppio filo il parroco con la vittima. Conti con deleghe incrociate, in uno dei quali sarebbe stato movimentato circa un milione di euro.
Secondo i pm (l’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Lucia Musti e dal sostituto Maria Angela Sighicelli) è proprio qui, in questo groviglio di affari che comprendono mini alloggi in Puglia e due immobili a Fanano e nel Bresciano, che si cela il movente del delitto.
Ma ancora non si è riusciti a trovare il vero motivo che avrebbe scatenato la furia omicida. Una furia comunque premeditata, sempre secondo l’accusa, visto che il don avrebbe puntato la sveglia all’ora del delitto. Ha inoltre agito a volto coperto mentre nella sua automobile i carabinieri hanno trovato un secondo coltello e una tanica con un po’ di benzina.
L’Avvocato domenico Giovanardi, difensore del sacerdote, continua a sostenere la tesi del raptus di follia. E’ in attesa di sapere se il giudice ha accolto la richiesta di incidente probatorio sulla capacità di intendere e volre di don Giorgio al momento del delitto. Il legale ha fatto visita al prete in carcere anche ieri:
«E’ disperato — ribatte — Ripeto, deve essere curato in una struttura adeguata». Intanto la Procura sta attendendo l’esito degli esami dei carabinieri del Ris, che a inizio febbraio hanno sequestrato dalla casa del delitto documenti, lenzuola, un copriletto, un posacenere e il mobile di un bagno. La moglie della vittima, Paola Bergamini, ha infine nominato un altro difensore che affiancherà, come parte civile, Fabrizio Canuri. Si tratta dell’avvocato Roberto Mariani.
di VALENTINA BELTRAME










